martedì, agosto 28, 2007

Damiano U Maroni

Sia per la sinistra che per la destra è importante misurarsi con i problemi concreti, come le pensioni, la giustizia, la sicurezza e mantenere l’unità nelle coalizioni, superando l’egoismo di partito”

Con queste parole di Cesare Damiano si appena concluso in Piazza del Popolo il dibattito che dalle 18.15 alle 20.00 ha visto protagonisti il ministro del lavoro e il suo predecessore, il leghista Roberto Maroni, coordinati da Carmine Fotia. Il confronto è stato aperto dal ricordo del sindacalista Bruno Trentin (di cui si sono celebrate ieri le esequie), preso ad esempio per il grande senso di responsabilità verso il paese, che l’ha portato a compiere scelte impopolari, ma lungimiranti. Se Maroni dice che bisogna trarre insegnamento da persone così coraggiose, Damiano ha un ricordo più personale del sindacalista della CGIL e di quei dirigenti sindacali quasi sconosciuti, come Bruno Fernex, che hanno imboccato la via della concertazione piuttosto che la lotta ad oltranza.

Dopo la condanna da parte di Damiano di chi come Caruso innalza il livello dello scontro, negando il rispetto e l’esempio che dovrebbero venire dai gradi più alti dello Stato, si passa ai temi più caldi. Se Maroni accusa il centrosinistra di aver proposto già nel programma dell’Unione l’innalzamento delle aliquote di Bot e CCT dal 12 al 20%, con la conseguenza di penalizzare i pensionati che lì hanno investito i risparmi di una vita, Damiano risponde auspicando “gradualità e buon senso. Si deve pensare a una tassazione differenziale tra grandi e piccole rendite”. Sempre sulle tasse ironizza sulle iniziative di Bossi: “lo sciopero fiscale lo fa già chi le tasse non le paga”. E in materia di evasione fiscale e uscita dal lavoro nero il ministro enumera la serie di risultati positivi degli ultimi mesi, a seguito del decreto legislativo e del pacchetto sicurezza da lui promosso. Sono state sospese 1760 aziende e 143.000 lavoratori dal nero sono passati alla legalità, raccogliendo 56 milioni di contributi.

Anche se l’ex ministro polemizza circa alcune misure del governo, su tutte l’orwelliano famigliometro di Visco, non si chiude a eventuali contrattazioni sui temi concreti della politica: “Siamo pronti al confronto su qualsiasi proposta di buon senso, non ci trincereremo su posizioni ideologiche, la Lega ha un atteggiamento pragmatico, senza doppi fini rispetto a quello di votare una legge giusta”. Su questo punto emergono le differenze tra i politici Marone e Damiano, per il ministro diessino. “Non abbiamo sconvolto la legge Biagi, la stiamo ampliando e completando. Possiamo convergere su punti concreti, e chiamare esperti sulle questioni sia di centrodestra che di centrosinistra. Ma la visione della politica che abbiamo è diversa e non ce lo dimentichiamo.

Ulteriori polemiche sul protocollo d’intesa sullo stato sociale firmato a luglio con Cgil, Cisl, Uil, Ugil e Confindustria, il migliore da 25 anni a questa parte, secondo il ministro. Ma la querelle è tutta interna. Damiano tuona contro la manifestazione organizzata per il 30 ottobre dalla sinistra radicale e si augura che nessun ministro partecipi, “ sarebbe insensato che il governo protesti contro se stesso”. Sulle questioni importanti alle camere serve una maggioranza autosufficiente perchè “se la corda si spezza e cade Prodi, dopo di lui non seguirà un governo di centrosinistra”.

Carmine Fotia conclude il dibattito ponendo l’attenzione sulla campagna lanciata di Articolo 21 contro le morti bianche e contro il cattivo servizio reso a questo tema dall’informazione, soprattutto dalla televisione, che dedica fin troppo tempo a omicidi e paparazzi. Maroni e Damiano nel fare appello all’etica della responsabilità dei giornalisti. Il ministro ricorda che le leggi per prevenire le morti bianche ci sono, la difficoltà sta nell’applicazione: i funzionari sono seimila a fronte di quattro milioni di imprese. L’unica via è quella dell’educazione.

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