mercoledì, agosto 29, 2007

Giovani vuoti di Storia

A chi serve la Storia? Questa la domanda che apre il libro “Vuoti di memoria”, presentato questa sera alle 18.00 presso il Cortile del Palazzo Mazzolari Mosca dall’autore, Stefano Pivato e dal direttore della Biblioteca-Archivio “V. Bobbato”, Andrea Bianchini. L’incontro è il primo di un ciclo di dibattiti organizzati presso la Festa dell’Unità dal Centro studi “Marcello Stefanini” che promuove la cultura e offre formazione di Storia contemporanea ai giovani. Ma che la Storia serve ai giovani non è la risposta giusta, o perlomeno non per quelli di oggi. “Quella degli anni ’80” rileva Pivato, “è la prima generazione scolarizzata che non si è nutrita di Storia in questo secolo, è orfana della Storia. Per i giovani fascisti, per la generazione del dopoguerra, quella del ‘68 e del movimento operaio, invece, la Storia era fondante e centrale”. Se può consolarci, non è solo un fenomeno italiano, tutto i giovani occidentali sono affetti dal “presentismo” e da lacune nella preparazione storica.

In Italia bisogna rilevare la distanza tra i giovani e chi insegna la Storia. Mentre gli studenti “sono immersi in paesaggi visivi e sonori”, gli storici sono troppo accademici, scrivono poco chiaramente e non considerano i linguaggi del cinema e della musica. La distanza è troppa, anche quella d’età, visto che la gerontocrazia nelle università rallenta il rinnovamento della classe dei docenti. E se a questo aggiungiamo che le lauree triennali hanno reso superflui manuali e biblioteche – negli ultimi 4 anni i lettori delle biblioteche sono passati da 2 a 1,5 milioni – a vantaggio del download facile, si può parlare a ragione di disastro.

Bianchini fa notare che sempre più ragazzi si rivolgono al Centro Stefanini perché più consapevoli delle loro lacune. “Spesso, però” ribatte Pivato “si cerca di colmare i vuoti di Storia con un eccesso di memoria, che incuriosisce ed emoziona, ma la Storia è molto di più.

Sotto accusa è anche il mondo dell’informazione e della comunicazione. La tv racconta la Storia con le opinioni e le battute fulminee dei politici, snobbando gli storici e i loro lunghi e approfonditi ragionamenti, del tutto inadatti ai tempi televisivi . E la politica è molto interessata alla Storia: per poter attingere a un passato di nette contrapposizioni – fascisti contro comunisti, Peppone contro Don Camillo –, per inasprire le polemiche, per rifarsi una verginità e proclamarsi eredi di politici di prestigio.

I venditori di fumo proliferano.“Anche certi giornalisti, e come storico devo fare i nomi, Vespa e Pansa, fanno la loro parte, improvvisandosi storici e revisionisti defeliciani, senza possedere le armi critiche e la competenza di un Renzo De Felice”.

Vuoti di memoria” è secondo il suo autore “un libro di indignazione morale, fazioso, di parte”, ma non ha già emesso la sentenza. Pivato, infatti, prima di salutare il pubblico, confessa: “Non so se sia giusto che la Storia torni ad essere l’unica fonte di formazione del cittadino, ma se fosse possibile ragionare più serenamente sulla Storia sarebbe meglio”.


Nessun commento:

 Use OpenOffice.org