Le riforme per l'Italia
Intervista a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia
Questa sera come di recente al Meeting di Rimini ha affermato che per avviare le riforme serve un governo più credibile e stabile e che le riforme si fanno in due. Uno dei soggetti potrebbe essere il Partito Democratico, l'altro potrebbe essere un partito delle destre, in seno al Partito Popolare Europeo. Tuttavia il rallentamento nella costituzione di un grande partito a destra non potrebbe frenare ancora di più l'avvio delle riforme?
Ci sono riforme che devono essere fatte il prima possibile, come la riforma elettorale, e su cui è possibile raggiungere un accordo bipartisan. Si tratta di coinvolgere un buon numero di soggetti, senza la necessità di raggiungere l'unanimità. Altro discorso invece sono le riforme costituzionali: c'è bisogno di un clima di fiducia reciproca tra le parti che oggi non c'è.
Secondo il presidente Spacca il movimento delle regioni si deve muovere non solo nel senso della sussidiarietà, come sta facendo l'Unione Europea, ma anche della solidarietà. È possibile che in seno alla Lega delle regioni si sviluppino forme di tutoraggio tra regioni più avanzate e meglio organizzate e regioni più carenti e meno efficienti?
Esistono già forme di cooperazione. Ad esempio in Sicilia stiamo portando avanti un progetto per migliorare l'efficienza della sanità, mentre in Campania ci sono progetti di sviluppo della ricerca, soprattutto nell'ambito dell'Aeronautica. Non bisogna porre sussidiarietà e solidarietà come alternative. Le riforme federaliste servono a dare più potere ai cittadini. Le differenze di efficienza e ricchezza tra regione e regione si possono colmare attraverso un fondo di perequazione adeguatamente progettato, cui possano accedere i governatori che vogliono seguire la “via virtuosa”. Chi si impegna per eliminare sprechi e malgoverno, potrebbe accedere al fondo, con finanziamenti gradualmente più bassi fino al rientro nei parametri di efficienza.
Durante il dibattito lei ha ricordato che il principio di sussidiarietà così caro all'Europa, va affiancato al principio di solidarietà e ha proposto un tutoraggio delle Regioni più avanzate ed efficienti a vantaggio delle Regioni più povere e carenti. Quale esperienza può mettere in comune la Regione Marche con le altre? E cosa invece potrebbe imparare?
Attualmente c'è un progetto-tutor sulla sanità in Sicilia, che potrebbe essere un buon esempio da seguire per il futuro. Per quanto riguarda la Regione Marche credo che la nostra esperienza nella Protezione Civile possa essere d'aiuto a Regioni come la Puglia e la Sicilia, che quest'anno hanno dovuto fronteggiare un'emergenza incendi sopra le loro possibilità. Questi eventi hanno messo in luce il pericolo di tornare a un governo centralista, che si prenda carico di ciò che compete alle Regioni inefficienti attraverso le prefetture. Proprio come ha proposto Bertolaso vista l'incapacità delle Regioni del Sud di affrontare i roghi di quest'estate. C'è il rischio di tornare indietro se non si allacciano relazioni di collaborazione tra le Regioni.
Possiamo vantare anche un modello di Azienda Sanitaria, che viene studiato da altre regioni per la sua efficienza e siamo comunque consci che c'è sempre da migliorare e imparare dagli altri. In verità ciò che è più rilevante non sone le differenze tra regione e regione, ma tra Nord e Sud d'Italia. La questione meridionale non è affatto risolta e la solidarietà non può mancare per colmare questo dualismo.
Anche nel dibattito di stasera si è parlato delle diverse sensibilità che costituiranno il Partito Democratico. Lei è un esponente della Margherita, una minoranza rispetto alla componente diessina nel futuro assetto del PD . Non temete di perdere la vostra anima, di essere fagocitati dalla maggioranza?
Le rispondo con una storiella: c'era un uomo negli anni '70 che dirigeva la DC e il governo con solo il 4% di voti. Il suo nome era Aldo Moro. Questo per dirle che per fare il leader i numeri non contano molto, ma più di tutto è importante la progettualità della visione, la capacità di guardare ai temi che avanzano nella società.




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