domenica, settembre 02, 2007

Il quarto potere in Italia


Nessuna alba per il sistema dell'informazione dopo la vittoria del Centrosinistra di un anno e mezzo fa, ma una notte fonda che non è ancora finita. I giornali e i telegiornali sono ancora drammaticamente indecenti come nell'era berlusconiana. Si creano casi in cui si sentono sempre le stesse persone e i tg hanno la claustrofobica abitudine di elencare l'opinione di tutti i politici una dopo l'altra. Dove sono i giornalisti competenti che prendono posizione? Nessuno smentisce, né disputa le dichiarazioni presentando l'opportuna documentazione, dunque nessuno spiega la realtà delle cose. A Porta a Porta così come a Ballarò. Questa la denuncia di Furio Colombo che apre la conversazione sull'informazione in Italia di ieri sera al Palazzo Mazzolari Mosca. Il giornalista senatore si è trovato assieme a Carlo Rognoni, senatore DS membro del Consiglio d'amministrazione Rai a rispondere alle domande della giornalista de “L'Unità” Natalia Lombardo sull'autonomia dei giornalisti e le riforme nel cantiere del governo.
Se tangentopoli poteva essere un'occasione per la categoria dei giornalisti di svincolarsi dai vasi di ferro degli industriali e dei politici, la discesa in campo dell'editore Berlusconi ha bloccato il processo di autonomia e ha costretto la categoria a scegliere: o con lui o contro di lui. Per Rognoni la Riforma Gentiloni e la Riforma della Rai, possono essere una svolta. La politica può dare le linee guida, ma non deve amministrare, perché un passo indietro dei partiti nella gestione del'informazione porterà i giornalisti a essere realmente un quarto potere a salvaguardia della democrazia. E Colombo rileva che nonostante sia sempre più difficile per i giornalisti raccontare le guerre nel mondo, i giornali occidentali sono molto più liberi di quelli italiani. Su tutti l'esempio del New York Times che non lesina nessuna domanda scomoda al presidente Bush e smentisce le affermazioni di maggior benessere delle classi medio-basse con numeri e dati che dicono tuttaltro. In dieci anni negli USA le persone senza assistenza medica sono aumentate del 50% (da 36 milioni a e l'unico mezzo pubblico per spostarsi è l'aereo perché non ci sono più ferrovie.” Dove le tasse sono sempre meno i servizi non ci sono più: anche un banchiere come Felix Rohatyn lo ha denunciato. Da noi invece Montezemolo parla di emergenza tasse”. Rognoni concorda e dice che la vera emergenza è quella culturale. Secondo l'Ocse la maggioranza degli italiani è a rischio analfabetismo. E i nostri giornali non ne parlano. Né parlano della crisi delle istituzioni nazionali portata dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione, dei nuovi rapporti di potere nel mondo, della Russia liberticida e del costo umano che comporta lo sviluppo della Cina. Mentre il giornalismo dovrebbe saperci raccontare il momento che stiamo vivendo, perché il vero servizio pubblico è il tentativo di spiegare la realtà.
Per Colombo il problema di questo governo è che ha buone intenzioni, ma non parla, sussurra, mentre i cittadini hanno bisogno di comprendere e dialogare per essere coinvolti nella vita politica. E a questo punto il senatore s'infervora e non ha timore di alzare la voce e il tiro: “Bisogna parlare con chiarezza e smetterla di dire facciamo un passo indietro e abbassiamo i toni, o che sarebbe meglio fare le cose insieme. Io, però, con Calderoli e Gentilini, un prosindaco molto più illegale dei lavavetri, non ho niente da spartire”. Non bisogna aver paura di dire cose troppo di sinistra e iniziare a denunciare gli insulti quotidiani alla Montalcini e a Scalfaro, e a ribattere “tutte le calunnie che ci propina il Centro destra”.
La manoferma contro i lavavetri serve davvero a combattere l'illegalità? “I mafiosi non hanno cominciato lavando i vetri”, ma la mafia vera è quella che ha lanciato sei minacce di morte al presidente della Calabria Loiero, indicandogli il giorno del suo assassinio . Di sinistra ce n'è una sola: quella che difende il lavoro, i diritti, il rispetto delle persone e che si prodiga perché nessuno sia lasciato senza tutele e dignità. Infine l'appello: “Parlate, fatevi sentire, i cittadini hanno bisogno di sentire chiara, limpida e forte la voce de governo per essere messi in condizione di partecipare”.


Intervista a Carlo Rognoni
senatore DS membro del Cda Rai

Quanto tempo ci vorrà prima che il cambiamento di governo si rifletta sull'operato della Rai?
Per vedere gli effetti di un cambiamento di gestione di solito ci vuole almeno una stagione televisiva, visto che in estate il palinsesto dell'anno a venire è già stato deciso.
Il prossimo 11 settembre il Consiglio d'amministrazione si riunirà e si cercherà di sbloccare la paradossale situazione per cui, nonostante il Centrosinistra sia al governo e il Tesoro possa nominare direttamente un consigliere, la maggioranza sia ancora di Centrodestra. 5 consiglieri della Casa delle libertà, contro 4 dell'Unione. La verità è che bisogna coinvolgere destra e sinistra per promuovere l'autonomia della Rai dalla politica, e dare spazio alla professionalità per ricostruire la credibilità dell'azienda. La televisione è un medium stanco che vive di rendita, ma avrebbe bisogno di autori e idee competitive, che tengano conto delle sfide tecnologiche. Ad esempio abbiamo affidato a Carlo Freccero la direzione di RaiSat, perché attraverso i canali digitali si possa rinnovare l'offerta che la televisione generalista non riesce a garantire.

Ma il satellite non rischia di diventare un alibi per la sconcertante mancanza di offerta culturale e di qualità della tv generalista?
In effetti la cultura non ha lo spazio che si meriterebbe sulla Rai, e abbiamo già deciso alcuni cambiamenti di palinsesto significativi. Ad esempio la trasmissione sul teatro “Palcoscenico” di Giovanna Milella è stata spostata dalle 2.00 in seconda serata. In generale, però, ritengo che la Rai dovrebbe essere più coraggiosa e proporre sempre in prima serata su almeno una delle tre reti un'alternativa culturale, a dispetto di ascolti bassi. La musica e il teatro devono tornare sulle nostre reti con formule nuove, soluzioni di autori creativi che rendano certi temi meno “noiosi”.

Proprio di crisi degli autori si parla in questi giorni. Acquistando i format di Endemol e Magnolia non si rischia di perdere originalità, identità e indipendenza?
È vero che si usano parecchie collaborazioni esterne, ma ci sono dati che provano la nostra autonomia. Di certo bisogna rimettere in moto la produzione interna, ma la Rai, come ogni azienda moderna, non pensa di produrre tutto quello che le serve e cerca delle collaborazioni. Anch'io sono preoccupato che si deleghi troppo all'esterno, considerato che abbiamo nei nostri archivi una ricchezza di programmi immensa. Formule riuscite come quella del “Musichiere” o di “Campanile sera” si possono ammodernare e riproporre. Tant'è che molti format “innovativi” non sono altro che copie delle trasmissioni del passato.

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