Il servizio pubblico ci piace? Intervista a Giovanna Milella
Proprio oggi a Loreto il papa incontra i giovani, so che come giornalista ha già seguito eventi simili...
Sì, ero presente a Bologna nel 1997 al grande concerto con Bob Dylan, Adriano Celentano, Lucio Dalla e tanti altri, che papa Wojtila aveva voluto per i giovani. Ho seguito anche una diretta da Tor Vergata nel 2000 al Giubileo. Questi incontri voluti dal papa, come l'Agorà dei giovani a Loreto di oggi, sono importanti. Bisogna emulare l'esempio di chi ha voluto incontrare i giovani, e non si è trattato solo di offrire feste e concerti, ma di ascoltarli e promuoverli. Come donna, giornalista e madre non posso che appoggiare chi cerca di andare incontro e dar voce ai giovani.
Come può il servizio pubblico incontrare i giovani?
Bisogna sfruttare tutte le piattaforme. In particolare attrezzarsi e usare Internet ancora di più. È necessario imparare tutti questi nuovi linguaggi, come quello della musica. Ma bisogna avere in mente anche altri bisogni dei giovani, più concreti, come la ricerca del lavoro e le prospettive in termini di famiglia e casa...
Cosa pensa di come certe trasmissioni televisive parlino ai giovani? Mi riferisco in particolare a una trasmissione pomeridiana su Raidue in onda dalle 14.00 alle 16.00 che il sabato ha uno spazio dedicato agli adolescenti [L'Italia sul due, n.d.r.]...
Stop. No comment. Preferisco non parlare di trasmissioni che non conduco io. Davvero l'unica cosa che le posso dire è no comment. [Durante la serata, però, porterà ad esempio di cattivo servizio pubblico proprio la suddetta trasmissione, citandola indirettamente, n.d.r.]
Allora parliamo delle sue trasmissioni. Ci può raccontare l'esperienza di “Chi l'ha visto”?
È stata un'esperienza forte. Mi a fatto scoprire come il disagio e la solitudine attraversino tutte le classi sociali senza distinzioni. Mi sono appassionata moltissimo a questo lavoro e certi casi mi hanno coinvolto profondamente. Questo tipo di giornalismo di servizio pubblico richiede a chi lo pratica un impegno e una sensibilità particolari, un'attenzione alle persone.
Certi giornalisti sembrano però mettere in mostra un caso umano dopo l'altro con molto distacco...
Il giornalista deve sapere essere insieme professionale e umano. Ovvero svolgere un servizio pubblico, ma stare con il pubblico. Per quanto mi riguarda, quando certe storie coinvolgono e commuovono è difficile dire: grazie e avanti un altro.




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