Intervista a Gianni Minoli
Per fare la televisione ci vuole la patente?
Sì, ci vuole una grande responsabilità sociale. Non permetteremmo mai che in sala operatoria un paziente si trovasse sotto i ferri di un laureato in Scienze Politiche, così non possiamo lasciare senza controllo un mezzo che educa la popolazione, soprattutto i giovani. La tv è una bomba sociale innescata a effetto ritardato, se non si vigila rischiamo di allevare scimmie ingovernabili come diceva il giornalista Dan Rater.
Carlo Rognoni (membro Cda Rai, n.d.r.) e altri propongono di tirare fuori dal cassetto vecchie idee di successo come Il musichiere, Campanile sera...
Sì, tiriamo fuori dagli archivi Rai le idee migliori e rinnoviamole, c'è un patrimonio immenso da valorizzare. Cui spesso si sono ispirate le società di produzione di format esterne...
Il ministro Gentiloni ha plaudito l'acquisizione di Endemol da parte di Mediaset come segno di diversificazione. Un'operazione di pluralismo, dunque?
Pluralismo?! Non è pluralismo, c'è stata una concentrazione di potere enorme. Mediaset col 75% di Endemol di fatto può condizionare il palinsesto Rai che per il 40% dipende da format esterni. Si può parlare di privatizzazione di fatto della Rai senza opa, senza vendita di azioni, senza rapporti col mercato, da parte del suo competitor principale, per non dire unico. Dove sta il pluralismo?
La cultura nel palinsesto può andare solo alle 8 del mattino o alle 2 di notte?
La cultura si applica a tutti i generi televisivi, nell'intrattenimento, nello spettacolo, nel varietà, nello sport. Sono d'accordo con chi dice che la cultura è una questione di stile, di intelligenza, di pienezza di idee delle trasmissioni. La televisione ha un immenso potere pervasivo e dunque delle grandissime responsabilità sui contenuti. La tecnologia ha moltiplicato le piattaforme, ora sono circa 30, su cui è possibile fruire di questi contenuti. Ma i contenuti non sono andati di pari passo e si sono appiattiti e volgarizzati. È necessario che tutte le aziende che fanno televisione tengano conto dell'impatto culturale e etico di ciò che trasmettono, perché la televisione comunica e trasmette il sistema dei valori di riferimento.




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