lunedì, settembre 03, 2007

Intervista a Marco Bassetti


Ha detto che i pubblicitari cercano di convincerci con messaggi subliminali...
Non è esatto. Non dico che la pubblicità sia subliminale. Credo che i messaggi che riescono a trasmetterci dei valori di consumo e di stile, che riescono a convincerci, si propongano in modo subliminale, sottile, non diretto.

Per fare la televisione ci vuole la patente?
Ci vuole una grande responsabilità, ma soprattutto una grande professionalità di chi fa la televisione. La responsabilità poi sta a monte di chi dà la concessione e le licenze. Non dovrebbero esserci ambiguità tra televisione di servizio pubblico e televisione commerciale, e non si può limitare la libertà di quest'ultima in nome di un'etica della televisione. Se ci sono delle regole nel mercato sono il primo a rispettarle, ma una tv che vuol portare un'etica e una pedagogia un po' mi spaventa. Eppoi: chi dovrebbe stabilire se sono abbastanza “etico” per fare tv?

La cultura in televisione non dev'essere per forza teatro, cinema, poesia. Non basterebbe più rispetto, educazione, buon gusto?
La cultura può stare in televisione, soprattutto è affare del servizio pubblico. Il rischio è che quando si parla di cultura, etica e pedagogia si intenda dare un giudizio morale sulle trasmissioni. Ma cosa è giusto e cosa è sbagliato non sta a noi deciderlo. Il telespettatore può fare le sue scelte e non bisogna limitare le alternative in nome della morale.

È partito nel 1986 con La Italiana Produzioni Audiovisive, l'azienda fondata con sua moglie, e ora è a capo di Endemol International, leader mondiale del format...
Mi sento un esponente del made in Italy. Il nostro è uno dei paesi più creativi, che esporta le idee e i talenti più innovativi nel mondo. Per farlo e continuare a esportare questa ricchezza ci vogliono anche regole più flessibili e un mercato più favorevole, che possa farci asprimere in pieno le nostre potenzialità.

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