mercoledì, settembre 05, 2007

Più donne al governo: necessità per il paese


Le donne in Italia votano da 61 anni, ma nella sfera politica sono indietro rispetto alle colleghe d’Europa e non solo. L’Italia, infatti, è al 48esimo posto nel mondo per quanto riguarda il rilievo delle donne in politica. “Pensiamo solo che in senato ci sono 44 donne su 322 seggi, mentre alla camera le deputate sono 109 su 630” ha ricordato Vittoria Franco, senatrice DS, intervistata questa sera nella sala del consiglio comunale da Natalia Augias
Il Partito Democratico nasce da una rappresentanza paritaria, nell’assemblea costituente infatti saranno presenti in egual misura donne e uomini, prevede che le liste siano composte dal 50% di donne, che ci sia un’alternanza di genere nelle cariche e che anche le liste di circoscrizione debbano avere al 50% capolista donne, pena l’inammissibilità. “Ottenere il 50 e 50 è stato un miracolo” esclama la senatrice,“ nel Comitato dei 45 le donne sono solo 16 e alcuni avevano discusso accesamente la nostra proposta. Ma molti altri uomini ci hanno votato e abbiamo avuto il parere positivo di Prodi: così potremo preservare ciò che le donne hanno costruito in questi anni e scegliere più liberamente i nostri candidati, senza l’assillo di dover scegliere una donna solo in quanto tale”. Vittoria Franco con questa frase si riferisce alla candidatura della Bindi alla guida del Partito democratico, che ha incoraggiato, “anche se sostengo Veltroni e le sue idee”.
È un fatto che mette in crisi i dirigenti che fanno le liste, visto che il sistema politico italiano è a predominio maschile. Per le donne è difficile rompere questo sistema, “ma bisogna romperlo”. Tre sono i motivi di questo arretramento nel sistema politico in Italia: perché nella mentalità patriarcale la figura della donna è debole rispetto a quella maschile, perché il sistema politico, ma anche quello delle professioni, è chiuso e tende ad autoriprodursi e infine perché fare politica è un lavoro che richiede molto tempo e mal si combina con la cura familiare, interamente a carico delle donne. Ma con la parità di presenza dei generi al governo si entrerà in una fase nuova, cambieranno i rapporti di potere, i contenuti, le forme e i tempi dell’impegno politico, il cui ritmo è insostenibile per le donne che vogliano conciliarlo con la vita familiare. La senatrice propone dunque un riequilibrio dei ruoli, perché siano ribilanciati tra donne e uomini tempo del lavoro e tempo degli affetti. Necessario quindi per il paese è stabilire la giustizia di genere nel lavoro, considerato che ancora oggi le donne perdono il posto a causa della maternità (e al senato sarà discussa una legge contro le dimissioni in bianco) e a parità di incarico sono meno retribuite degli uomini. “Ma così l’Italia perde in ricchezza, dinamicità e modernità” esclama la Franco“le donne sono più brave a scuola, si diplomano con voti migliori e si laureano di più. Se però per le posizioni più alte continueremo a preferire gli uomini ci priveremo di saperi e impulsi nuovi”.
Altro nodo della discussione è il rapporto tra laicità e donne. Senz’altro ci saranno più diritti e spazi per le donne se il tasso di laicità sarà più largo, “o le donne ci rimetteranno”. Per la senatrice bisogna ribadire l’autonomia della politica rispetto alle gerarchie ecclesiastiche. “I legislatori cattolici rendono conto alla propria coscienza, ma devono considerare anche le conseguenza sui destinatari delle leggi, seguendo l’etica della responsabilità”. Bisogna seguire il merito delle questioni, non l’ideologia, come avvenne invece per l’approvazione della legge 40, blindata al senato dal Centrodestra impegnatosi con papa Wojtila per difendere la sacralità dell’embrione. È un fatto positivo che l’on. Castagnetti abbia ribadito a Ruini che la 194 non si tocca, “questa legge anche per i cattolici è un limite insuperabile”.
Dal pubblico arrivano gli ultimi commenti e domande. Una su tutte: davvero il nuovo partito sarà diretto da uomini e donne in egual misura? Per la senatrice è la risposta è sì, se si parte dalla radicata presenza femminile dei DS nel territorio. “Le donne dei DS esistono già come gruppo e faranno pressione, coinvolgeranno altre delle diverse anime del Partito Democratico perché nello statuto sia scritto a chiare lettere che siamo cofondatrici qualitativamente e quantitativamente”. Questa la prima, ma cruciale battaglia per le Democratiche.


Intervista a Vittoria Franco, Comitato nazionale per il Partito Democratico

Nel dibattito si è parlato di donne immigrate e diffusione della cultura della contraccezione. Quali sono le vie dell'integrazione?
Ci sono varie forme per raggiungere le donne immigrate. Molte lavorano presso le nostre famiglie ed è lì che dovranno giungere i messaggi sulla prevenzione. Bisogna pubblicizzare e distribuire la documentazione presso i consultori, magari attraverso radio con trasmissioni in più lingue. Dobbiamo conciliare immigrazione ed educazione alla salute.

L'esperienza delle donne DS può essere un fulcro attorno cui costruire le democratiche. Quale dialogo e quali valori in comune per le donne nel futuro PD?
Le donne del Partito Democratico stanno già lavorando insieme. Abbiamo formulato cinque punti programmatici che sottoporremo a Walter Veltroni il 13 settembre a Roma. Con lui discuteremo di valori e proposte che vengono da noi donne per noi donne del PD.

Questa è la festa dell'informazione e della comunicazione. Cosa pensa dell'immagine che i mass media danno della donna? Quali valori si trasmettono?
La televisione e la pubblicità ci rinviano un'immagine sbagliata e non corrispondente alla realtà del femminile. Il 12 settembre in Senato verrà votata una mozione su donne e media e nel dispositivo finale si prevedono delle campagne culturali per tutelare l'immagine della donna ed educare i più giovani. Bisogna creare una sensibilità all'interno di chi gestisce i mezzi di comunicazione, perchè abbiano chiari i limiti della rappresentazione delle donne, nel rispetto della nostra dignità e intelligenza.

In questa Festa dell'unità si è parlato di smuovere le coscienze delle donne di mafia affinché educhino i propri figli con nuovi valori. Le donne possono rompere le catene dell'arretratezza e della violenza?
Sì, il femminismo è stato un movimento che ha cambiato moltissimo la condizione delle donne e la mentalità delle persone. Tuttavia, sebbene l'educazione che le madri impartiscono ai figli possa molto, il problema della mafia va combattuto su più fronti e non tutte le cosiddette “agenzie educative” trasmettono una cultura di legalità. Deve esserci uno sforzo collettivo della scuola e delle istituzioni per arrivare a una svolta.


Intervista ad Alessia Morani, responsabile donne DS per la provincia di Pesaro

Qual è la situazione delle donne che lavorano nella provincia di Pesaro? C’è molta disparità di condizione con gli uomini?
La situazione è nella media italiana, meglio che al Sud, ma sempre molto sotto gli obiettivi di Lisbona (il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 si è fissato l'obiettivo di raggiungere, entro il 2010, un tasso di occupazione del 60% per le donne, n.d.r.). Stiamo attuando dei provvedimenti a livello di formazione, perchè le donne siano più preparate a entrare nel mondo del lavoro. Un altro scandalo che si perpetua è la disparità di retribuzione tra uomini e donne, a parità di mansione un uomo ancora guadagna di più.

Quali ostacoli bisogna superare per coinvolgere e integrare le donne immigrate in questa provincia?
Le donne immigrate sono diverse tra loro. Principalmente possiamo dividerle in due categorie. Le donne che sono giunte dall'Africa, le prime che immigrarono a Pesaro, di tradizione anche araba e le donne dell'Europa dell'Est. Queste ultime sono arrivate più di recente e svolgono un lavoro fondamentale di accudimento degli anziani. Gli ostacoli per l'integrazione di donne europee sono perlopiù linguistici, mentre per le donne arabo-musulmane sono anche e soprattutto culturali e religiosi. L'adattamento è più difficile visto che hanno accanto uomini con visioni non così aperte e democratiche.

Donne DS e donne della Margherita a Pesaro: quale dialogo e quali valori in comune?
Nella nostra provincia e in generale, le donne della Margherita sono poche, ma è necessario coinvolgerle per costruire una rete delle democratiche. Attraverso un lavoro di relazione e sui contenuti si possono mettere insieme le diverse esperienze culturali. Si deve cercare una sintesi sui temi eticamente sensibili, anche se in partenza le posizioni sono alquanto differenti. Credo che sarà il senso di responsabilità di noi donne a farci arrivare a un compromesso.

La televisione comunica e trasmette i valori di riferimento. Purtroppo secondo il Financial Times le donne rappresentate dai media italiani sono seminude e ammiccanti, solo oggetti...
L'immagine delle donne in televisione è basata solo su bellezza e sessualità, uniche qualità per raggiungere il successo e la fama. Questo non corrisponde alla realtà delle donne che si realizzano nella professione, che sono madri e mogli. Purtroppo attorno a quest'idea distorta della donna c'è un corollario di messaggi sbagliati che vengono recepiti dalle giovanissime. E allora se è necessario essere belle e snelle per avere successo molte non si accettano e cadono nei sempre più frequenti disturbi alimentari. È una cultura da combattere con gli strumenti dell'educazione. Deve passare il messaggio che la bellezza è effimera, l'intelligenza invece si può e si deve coltivare: dura molto più a lungo.



Nessun commento:

 Use OpenOffice.org