mercoledì, agosto 29, 2007

Giovani vuoti di Storia

A chi serve la Storia? Questa la domanda che apre il libro “Vuoti di memoria”, presentato questa sera alle 18.00 presso il Cortile del Palazzo Mazzolari Mosca dall’autore, Stefano Pivato e dal direttore della Biblioteca-Archivio “V. Bobbato”, Andrea Bianchini. L’incontro è il primo di un ciclo di dibattiti organizzati presso la Festa dell’Unità dal Centro studi “Marcello Stefanini” che promuove la cultura e offre formazione di Storia contemporanea ai giovani. Ma che la Storia serve ai giovani non è la risposta giusta, o perlomeno non per quelli di oggi. “Quella degli anni ’80” rileva Pivato, “è la prima generazione scolarizzata che non si è nutrita di Storia in questo secolo, è orfana della Storia. Per i giovani fascisti, per la generazione del dopoguerra, quella del ‘68 e del movimento operaio, invece, la Storia era fondante e centrale”. Se può consolarci, non è solo un fenomeno italiano, tutto i giovani occidentali sono affetti dal “presentismo” e da lacune nella preparazione storica.

In Italia bisogna rilevare la distanza tra i giovani e chi insegna la Storia. Mentre gli studenti “sono immersi in paesaggi visivi e sonori”, gli storici sono troppo accademici, scrivono poco chiaramente e non considerano i linguaggi del cinema e della musica. La distanza è troppa, anche quella d’età, visto che la gerontocrazia nelle università rallenta il rinnovamento della classe dei docenti. E se a questo aggiungiamo che le lauree triennali hanno reso superflui manuali e biblioteche – negli ultimi 4 anni i lettori delle biblioteche sono passati da 2 a 1,5 milioni – a vantaggio del download facile, si può parlare a ragione di disastro.

Bianchini fa notare che sempre più ragazzi si rivolgono al Centro Stefanini perché più consapevoli delle loro lacune. “Spesso, però” ribatte Pivato “si cerca di colmare i vuoti di Storia con un eccesso di memoria, che incuriosisce ed emoziona, ma la Storia è molto di più.

Sotto accusa è anche il mondo dell’informazione e della comunicazione. La tv racconta la Storia con le opinioni e le battute fulminee dei politici, snobbando gli storici e i loro lunghi e approfonditi ragionamenti, del tutto inadatti ai tempi televisivi . E la politica è molto interessata alla Storia: per poter attingere a un passato di nette contrapposizioni – fascisti contro comunisti, Peppone contro Don Camillo –, per inasprire le polemiche, per rifarsi una verginità e proclamarsi eredi di politici di prestigio.

I venditori di fumo proliferano.“Anche certi giornalisti, e come storico devo fare i nomi, Vespa e Pansa, fanno la loro parte, improvvisandosi storici e revisionisti defeliciani, senza possedere le armi critiche e la competenza di un Renzo De Felice”.

Vuoti di memoria” è secondo il suo autore “un libro di indignazione morale, fazioso, di parte”, ma non ha già emesso la sentenza. Pivato, infatti, prima di salutare il pubblico, confessa: “Non so se sia giusto che la Storia torni ad essere l’unica fonte di formazione del cittadino, ma se fosse possibile ragionare più serenamente sulla Storia sarebbe meglio”.


martedì, agosto 28, 2007

Damiano U Maroni

Sia per la sinistra che per la destra è importante misurarsi con i problemi concreti, come le pensioni, la giustizia, la sicurezza e mantenere l’unità nelle coalizioni, superando l’egoismo di partito”

Con queste parole di Cesare Damiano si appena concluso in Piazza del Popolo il dibattito che dalle 18.15 alle 20.00 ha visto protagonisti il ministro del lavoro e il suo predecessore, il leghista Roberto Maroni, coordinati da Carmine Fotia. Il confronto è stato aperto dal ricordo del sindacalista Bruno Trentin (di cui si sono celebrate ieri le esequie), preso ad esempio per il grande senso di responsabilità verso il paese, che l’ha portato a compiere scelte impopolari, ma lungimiranti. Se Maroni dice che bisogna trarre insegnamento da persone così coraggiose, Damiano ha un ricordo più personale del sindacalista della CGIL e di quei dirigenti sindacali quasi sconosciuti, come Bruno Fernex, che hanno imboccato la via della concertazione piuttosto che la lotta ad oltranza.

Dopo la condanna da parte di Damiano di chi come Caruso innalza il livello dello scontro, negando il rispetto e l’esempio che dovrebbero venire dai gradi più alti dello Stato, si passa ai temi più caldi. Se Maroni accusa il centrosinistra di aver proposto già nel programma dell’Unione l’innalzamento delle aliquote di Bot e CCT dal 12 al 20%, con la conseguenza di penalizzare i pensionati che lì hanno investito i risparmi di una vita, Damiano risponde auspicando “gradualità e buon senso. Si deve pensare a una tassazione differenziale tra grandi e piccole rendite”. Sempre sulle tasse ironizza sulle iniziative di Bossi: “lo sciopero fiscale lo fa già chi le tasse non le paga”. E in materia di evasione fiscale e uscita dal lavoro nero il ministro enumera la serie di risultati positivi degli ultimi mesi, a seguito del decreto legislativo e del pacchetto sicurezza da lui promosso. Sono state sospese 1760 aziende e 143.000 lavoratori dal nero sono passati alla legalità, raccogliendo 56 milioni di contributi.

Anche se l’ex ministro polemizza circa alcune misure del governo, su tutte l’orwelliano famigliometro di Visco, non si chiude a eventuali contrattazioni sui temi concreti della politica: “Siamo pronti al confronto su qualsiasi proposta di buon senso, non ci trincereremo su posizioni ideologiche, la Lega ha un atteggiamento pragmatico, senza doppi fini rispetto a quello di votare una legge giusta”. Su questo punto emergono le differenze tra i politici Marone e Damiano, per il ministro diessino. “Non abbiamo sconvolto la legge Biagi, la stiamo ampliando e completando. Possiamo convergere su punti concreti, e chiamare esperti sulle questioni sia di centrodestra che di centrosinistra. Ma la visione della politica che abbiamo è diversa e non ce lo dimentichiamo.

Ulteriori polemiche sul protocollo d’intesa sullo stato sociale firmato a luglio con Cgil, Cisl, Uil, Ugil e Confindustria, il migliore da 25 anni a questa parte, secondo il ministro. Ma la querelle è tutta interna. Damiano tuona contro la manifestazione organizzata per il 30 ottobre dalla sinistra radicale e si augura che nessun ministro partecipi, “ sarebbe insensato che il governo protesti contro se stesso”. Sulle questioni importanti alle camere serve una maggioranza autosufficiente perchè “se la corda si spezza e cade Prodi, dopo di lui non seguirà un governo di centrosinistra”.

Carmine Fotia conclude il dibattito ponendo l’attenzione sulla campagna lanciata di Articolo 21 contro le morti bianche e contro il cattivo servizio reso a questo tema dall’informazione, soprattutto dalla televisione, che dedica fin troppo tempo a omicidi e paparazzi. Maroni e Damiano nel fare appello all’etica della responsabilità dei giornalisti. Il ministro ricorda che le leggi per prevenire le morti bianche ci sono, la difficoltà sta nell’applicazione: i funzionari sono seimila a fronte di quattro milioni di imprese. L’unica via è quella dell’educazione.

lunedì, agosto 27, 2007

Il nuovo cantiere della gru

È sensato suonare il piffero per la rivoluzione? Secondo i membri de “La Gru”, rivista di studi culturali on line, la risposta è sì, bisogna farlo oggi più che mai in questo tempo di interruzione della cultura. Ieri sera tre dei redattori, Gianluca Pulsoni, Stefano Sanchini e Davide Nota hanno presentato il nuovo sito di quella “rivista di poesia e realtà” che ora ha in mente “progetti per un foglio mondo”. Nel biennio 2005-2006 sono usciti quattro numeri cartacei e un'antologia on line, mentre ora si sceglie una forma che privilegia l'ipertesto, dunque la continuità e l'apertura nella rete, e si propone un discorso che dal rapporto tra arte e realtà, comunicazione e poesia si allarghi a un discorso più globale.

Ed è questa la “nuova militanza” che si auspicano i poeti della Gru. Studiare e capire attraverso gli occhi della poesia il mondo che li circonda, ricercare in modo non dogmatico la verità, ritrovare il senso vero della politica. E fra i maestri d'impegno ci sono Pasolini e Vittorini, che dovrebbero far parte del bagaglio culturale di tutti, ma che un certo clima culturale e politico ha negato, legittimando solo quelle “neo-lingue lisce, superficiali, malleabili, pronte all'uso e al consumo della comunicazione” o l'innocua poesia intimista

La lettura di stralci dal Politecnico e dagli scrittori della Gru, è stata intervallata dalle poesie di Stefano Sanchini e Davide Nota. Sanchini ha letto “Via del Carnocchio”,“Praga”, “Emigrazione”, “L'uomo” e “Francoforte”, versi inediti o tratti da “Interrail” (Fara editore, 2007), mentre Nota ha presentato “L'estasi”, “La condanna”, “Lo specchio” da “Il Non Potere” (Zona, 2007).

A sorpresa è intervenuto il poeta Gianni D'Elia, colui che ha fatto conoscere fra di loro i membri della Gru, gli ascolani e i pesaresi, e che sostiene fin dall'inizio questa “scuoletta marchigiana”, erede degli eretici Leopardi, Volponi e Scattaglini. Si è appellato ai DS per trovare fondi e riprendere la pubblicazione cartacea de “La Gru”, ma anche ai dirigenti scolastici. È importantissimo infatti che i poeti entrino nei licei con laboratori e altre iniziative per aiutare i giovani a leggere e capire meglio. E l'ultima battuta è rivolta a questi ragazzi “grandi”: “Vi benedico”.


Intervista a Davide Nota

Davide potresti parlarci delle poesie che hai pubblicato?
Nel marzo del 2005 è uscito il mio primo libro, “Battesimo” e proprio di questo si tratta, di un inizio, di un esordio, che precede di poco la fondazione de “La Gru”. Infatti il primo numero della rivista è uscito nel maggio dello stesso anno, nel trentennale della morte di Pasolini. Poi ci sono stati problemi di fondi e abbiamo potuto pubblicare solo su web...

E oltre a lagru.org collabori con altri siti o riviste, o hai un mestiere oltre quello del poeta?
Ho collaborato con il blog collettivo lapoesiaelospirito.wordpress.com e ho scritto per dissidenze.com. Molti dei collaboratori de La Gru hanno ulteriori interessi, ad esempio Pulsoni scrive per “Carte di Cinema”, Riccardo Fabiani è un giornalista. Personalmente mi dedico alla poesia e allo studio, in questo momento sto preparando la mia tesi sulla poesia italiana dell'ultimo decennio, 1996-2006.

Non abbiamo ancora parlato del secondo libro che hai pubblicato, “Non potere”...
Sì, l'ho pubblicato proprio quest'anno. Si tratta di un romanzo poetico, parla di un ragazzo di provincia superficiale, che si droga, insegue valori effimeri e falsi, per niente interessato alla poesia. È tanto diverso da me, ma un po' mi assomiglia. Il mio romanzo è polifonico sia perchè dà voce agli altri, sia perchè dà voce alle contraddizioni che sono dentro al singolo.


Intervista a Gianluca Pulsoni

Prima mi accennavi che nel gruppo de “La Gru” i collaboratori hanno diversi talenti, ma tutti hanno la stessa potenzialità della poesia.
È così. Nel secondo numero della rivista abbiamo dibattuto su cosa sia la poesia. E questo gruppo fatto di individui diversi che discutono ma si rispettano, ha portato avanti uno studio curioso e vizioso, guardando la realtà da un punto di vista creativo e rigoroso. Tutti avendo in mente che la poesia non è nulla fuori dall'uomo, che teoria e prassi non sono separate e che soprattutto poesia è poiesis, azione. In questo senso siamo tutti poeti in potenza. E vorrei sottolineare che tutti i collaboratori de “La Gru” sono di valore persone che hanno stile e un'eleganza nel cuore.

Quando è nato il tuo interesse per “vecchie” riviste come “il Politecnico”, “Officina”, “Lengua”?
Al liceo avevo iniziato a scrivere nel 2001 per “La Biblioteca di Babele” e da lì è partito un giro di incontri, a volte casuale e fortuito, che mi ha portato a conoscere persone come Marco Dotti e Domenico Brancale. Per me sono come dei fratelli maggiori che mi hanno aperto un mondo di incontri e letture, e che mi hanno stimolato a ricercare, leggere, informarmi. Ho capito che devo imparare ad imparare.


domenica, agosto 26, 2007

Paola vs Paola

“Sono d'accordo con Paola” è una frase che è stata pronunciata più volte ieri sera nel Cortile di Palazzo Mazzolari Mosca. E anche quando è evidente che i principi e i valori divergono, tra Paola Binetti, senatrice della Marcherita, e Paola Concia, Portavoce nazionale Gayleft dei DS, il desiderio di incontrarsi è più forte. Il tema della serata “Per il Partito Democratico: etica e politica” si è sviluppato attorno alle domande della giornalista Giulia Fossà, che ha cercato di condurre le riflessioni su questo argomento tanto delicato quanto centrale in vista della costituzione del PD.

Per quasi due ore il dibattito è ruotato attorno a tre domande: cosa avvicina e allontana l'etica di laici e cattolici, quanto è possibile negoziare i valori, quali sono le peculiarità delle coppie di fatto.

E a quanto pare, per entrambe le onorevoli etica e politica non sono due livelli separati.

Inizia la Binetti dicendo che l'etica è una qualità della politica. Non c'è differenza tra laici e cattolici su questo: per ognuno l'etica è domandarsi concretamente cosa è bene fare e cosa no. Il vero problema nasce su ciò che è bene. Per la senatrice cattolica il bene ha un fondamento oggettivo da cui discendono alcuni valori non negoziabili, come la vita, la famiglia, la verità. Mentre Paola Concia ribatte che "tutti i valori si possono negoziare, e che la mediazione non è una rinuncia ai propri valori, anzi è essa stessa un valore. Ogni giorno nel lavoro, nella politica, in famiglia ridefiniamo cosa è bene e cosa è male. In particolare i progressi della scienza sono terreni nuovi su cui legiferare, ricordando che non c'è niente di stabilito, ma che cattolici e non devono costruire risposte nuove che oggi non abbiamo. E se non le abbiamo è perchè non ci siamo mai seduti a un tavolo mettendo da parte le ideologie, cercando di capire le ragioni dell'uno e dell'altro". E a questo punto la Concia alza un po' la voce e fa i nomi: a Pollastrini,Turco e Fassino lo aveva già fatto presente nella scorsa legislatura. Il risultato è che su un tema delicato come quello delle coppie di fatto il discorso si è arenato.

La posizione della Binetti sul tema è chiara: il legame affettivo che si crea tra due persone dello stesso sesso può essere anche più forte di quello tra marito e moglie, ma la famiglia è quel nucleo formato dall'unione di uomo e donna, dai figli, e che si tramanda di generazione in generazione. Opposte le posizioni della Concia che come omosessuale vive e vede intorno a sé un grande desiderio di famiglia: “Queste unioni sono una realtà e sebbene finora la Chiesa sia stata ferma nella difesa della famiglia tradizionale, non è detto che col tempo non cambi posizione così come ha fatto negli ultimi decenni nei confronti delle donne".

Quello che stupisce in un dibattito tra donne con posizioni così diverse è senz'altro la serenità della conversazione. Nessuna si aspetta che il Partito Democratico sia la panacea di tutti i mali, ma può essere l'occasione storica di costruire un terreno comune nuovo se, suggerisce la Concia, “si parte dal rispetto delle differenze e dalla libertà d'espressione delle diversità”, e, aggiunge la Binetti “se tutti potranno parlare senza tabù”.


Osservatorio Nazionale sull'informazione antimafia

Questa sera alle ore 18.00 presso il Cortile del Palazzo Mazzolari Mosca si terrà un incontro dell'Osservatorio Nazionale sull'informazione antimafia dal tema “I nuovi linguaggi delle mafie e la risposta dell'informazione politica”.

Il dibattito cercherà di portare all'attenzione di tutti il crescente interesse delle mafie nel controllo dei mezzi di comunicazione e informazione. Infatti, come nel '78 le trasmissioni di Peppino Impastato infastidivano Cosa Nostra, che “cresce nel silenzio e nuore nel rumore”, così negli ultimi mesi i clan hanno cercato di intimidire e infiltrarsi nel mondo delle radio locali per mettere a tacere le voci che si levano contro la mafia. Proprio per combattere una cultura che rimuove il pericolo della mafia sarà presentata all'incontro una legge di iniziativa popolare che prevede l'insegnamento di una cultura antimafia a tutti i livelli scolastici: nelle scuole medie e superiori insieme all'educazione civica, e nelle università con un corso di diritto specifico sull'antimafia all'interno delle facoltà di Scienze della comunicazione.

Il dibattito sarà coordinato da Roberto Morrione, lo storico direttore di RaiNews24 ora in pensione e vedrà la partecipazione di Giovanni Mantovani, direttore testate dell'IFG di Urbino, Anna Petrozzi, capo redattore di “Antimafia Duemila”, Elisabetta Caponnetto, vedova del padre del Pool Antimafia Antonino Caponnetto, Anna Maria Pancallo, segretaria della SG di Locri, Tania Passa, del Dipartimento Informazione ed Editoria dei DS, Sandro Ruotolo, giornalista RAI, Antonio Ingroia, sostituto procuratore presso la Direzione antimafia di Palermo, Lorenzo Diana, membro della Commissione parlamentare Antimafia, Beppe Lumia, capogruppo DS della Commissione parlamentare Antimafia, Daniele Vimini, segretario dei DS di Pesaro.


Per leggere la proposta e firmare la legge d'iniziativa popolare visitate questo blog

La notte Arcobaleno, lato B[imbi]

Li abbiamo visti girare con cappelli a forma di fiore per le vie della città, nei passeggini o mano nella mano con mamma e papà. Erano tantissimi. E non c'è da stupirsi perchè la Notte Arcobaleno, notte dei colori della pace, ha riservato molto spazio anche ai bambini nella sua programmazione.

Zoia, mamma di una bimba, dice che è un evento bellissimo per i piccoli, ci sono palloncini, musica e spettacoli per tutte le vie. Lorenza, pesarese di nascita, ha accompagnato qui i suoi due bambini da Bologna e dice che ne è valsa la pena, le iniziative sono interessanti e a dimensione di bambino. Come quelle in Piazza del Popolo, dove dalle 18.00 alle 22.00 la bottega di Fior Cappellaio ha sfornato berretti fiorati senza sosta, mentre accanto, i volontari della Ludoteca del Riù hanno invitato bimbi e genitori a costruire due grandi arcobaleni di carta, cartone e stoffe. Seduta per terra intenta a rifinire un pezzo dell'arco troviamo Gina Iacomucci che per la Cooperativa Il Labirinto ha curato l'organizzazione dei laboratori del Cantiere Arcobaleno. Ci spiega che «tutti i materiali utilizzati sono di recupero e proposti al bambino divisi in scatole tematiche, ad esempio la scatola del rosso contiene stoffe di vario genere, ruvide o lisce, carte leggere o pesanti per far nascere nei bimbi la consapevolezza della differenza. Ogni pezzo verrà assemblato nell'arcobaleno che trasporteremo dopo le 22.00 in San Giovanni».

E proprio la Biblioteca San Giovanni è stata un centro di attrazione per i bimbi, grazie alla collaborazione della Biblioteca le Foglie d'oro. Dalle 21.00 nel piano terra del San Giovanni gli attori della compagnia Vissidarte hanno recitato davanti a un pubblico di piccolissimi alcune favole, mentre i più grandicelli hanno potuto partecipare a una caccia al tesoro dal Castello gonfiabile di Piazzale Lazzarini lungo via Passeri fino ad arrivare all'ambito premio, l'incontro con Harry Potter. Teletrasportatosi da Hogwarts è comparso davanti ai fan in biblioteca alle 22.00, mentre nel piano rialzato veniva letto il IV capitolo dell'ultimo libro della saga, tradotto per l'occasione in italiano visto che ancora è inedito nel nostro paese. Il via vai dei bambini è stato costante, e almeno un centinaio di bambini hanno partecipato agli eventi della Biblioteca.

Risalendo verso Piazzale Lazzarini incontriamo Paola, Tiziana e Manuela, amiche, ognuna con due figlie, che hanno partecipato alle attività in Piazza del Popolo e in San Giovanni, anche se «ci sono tanti spazi per i bambini, non si riesce a fare tutto, ma forse è meglio così, non si creano caos e file». Vicino alla giostra Luca di Pesaro, sta aspettando la figlia e ci dichiara tutto il suo stupore rispetto ai giornali che hanno riportato le lamentele verso la Festa in centro. «Abito qui vicino e per me è molto positivo che si organizzino eventi per animare le vie della città. Non bisogna dare per scontata l'idea che i residenti siano disturbati dai festeggiamenti. Per me è tutto bellissimo».

Quando la mezzanotte è ormai passata da un pezzo la festa non è ancora finita, bambini e genitori risalgono lungo via Rossini verso il mare a godersi i fuochi d'artificio. Solo allora arriva il momento di darsi la buonanotte.


sabato, agosto 25, 2007

Corrispondenze ai margini dell'Occidente

Stefano Sanchini e Loris Ferri sono giovani poeti che cercano “Corrispondenze ai margini dell'Occidente”. Entrambi marchigiani, la loro poesia civile si ispira a quella che rese altrettanto eretico ed esule Dante rispetto ai suoi contemporanei, e così affascinati dalla figura del poeta fiorentino i due scrittori hanno composto un poema tripartito proprio a distanza di settecento anni dalla nascita della Commedia.

Ieri sera alle 21.00 in Piazzale Olivieri, accompagnati dalla viola da gamba di Hiroyuchi Tabuchi, di “cantiche” ne hanno recitate due, l'“Infernaccio” e il “Paradossale”, e alla fine della lettura-dialogo la voglia di ascoltare anche il “Purgatoriano” è tanta. Bisognerà attendere il prossimo gennaio perchè questa curiosità possa essere soddisfatta, quando il poema sarà pubblicato da Grafiche Effigie con un'introduzione di Roberto Roversi, uno dei poeti che insieme a Pasolini fondarono nel 1955 la rivista “Officina”.

I versi di Sanchini e Ferri denunciano molti dei mali che affligono l'Infernaccio dove viviamo. La fame e la sete che soffre chi vive di là dal mare, le bombe che con ipocrisia chiamiamo intelligenti, la guerra scoppiata nella bella Plitvice in Jugoslavia nel '91, così vicina e così ignorata, le armi ad uranio che seminarono tumori, la stoltezza di chi si lascia distrarre dai reality televisivi per non vedere la realtà vera, il fascismo che non è mai morto, il denaro che corrompe tutto. Soprattutto, però, la denuncia e il grido si alzano contro quei poeti che si rinchiudono nella loro stanzetta, che si fanno tentare dai borghesi e dalle logge dei potenti, che «leccano i loro gelati, mentre l'Africa muore».

Quanto era diverso quel mondo arcaico fatto di luna e di fuoco, di pietra e di fiumi che abbiamo dimenticato, quant'è importante ancora respirare l'odore della Ginestra. Ma in questo mondo Paradossale la lunga marcia dell'Occidente, il Progresso, lascia una scia di sangue e ingiustizia, figli che nascono per morire alla guerra, genti “altre” convertite o uccise. E il dubbio che il poeta passa al Lettore è infine questo: «anche in Paradiso noi vecchia stirpe d'occidente faremo la guerra?».


Intervista a Stefano Sanchini e Loris Ferri

Appena vado verso di loro Stefano e Loris mi bloccano dicendo: «Ci rendiamo conto che il nostro lavoro è denso e pieno di tematiche e riferimenti, pieno di paradossi, come il nome dell'ultimo dialogo».

C'è proprio l'imbarazzo della scelta, di certo la vostra poesia richiama immagine concrete, note a chi vive in questa città.
Sì, la nostra poesia si rifà alla vita vera, sono citati luoghi reali della provincia come la Biblioteca San Giovanni di Pesaro o la Gola del Furlo. È una poesia che prende in oggetto il reale, una poesia che vuole essere civile, ci ispiriamo all'impegno di poeti come Pasolini, Leopardi, Majakowski, Neruda e chiaramente Dante. A parte la forma tripartita del poema, i temi che affrontiamo ci avvicinano alla figura di Dante esule politico, ci sentiamo come lui, ai margini di un Occidente paradossale e infernale che ha perso il contatto con i problemi del mondo.

Possiamo parlare anche di un tema del viaggio nelle terre dimenticate dall'Occidente?
Certo, il viaggiatore però non deve essere un turista. Oggi è raro che qualcuno parta col desiderio di conoscere i luoghi e compiere un viaggio esistenziale, di solito tutto si riduce a turismo da villaggio vacanza, che sarebbe paradossale chiamare viaggio.

Sono dunque in via d'estinzione i poeti che si impegnano nel civile?
In realtà conosciamo e collaboriamo con altri poeti con la nostra stessa passione. Facciamo parte della redazione de “La Gru”. È una rivista di poesia uscita con quattro numeri nel 2005-2006, che ha ospitato le opere di giovani poeti, come Davide Nota, ma anche di Gianni d'Elia e alcune traduzioni del poeta beat Hirschman. Purtroppo la pubblicazione in formato cartaceo è stata interrotta per mancanza di fondi, anche se ci stiamo adoperando per raccogliere i fondi sufficienti. La rivista on line si può trovare al nuovo indirizzo web http://www.lagru.org/.

In Italia, però, sono poche le riviste di poesia civile, mentre ce ne sono fin troppe che raccomandano di non immischiarsi con le faccende del mondo. Come dicono i nostri versi mentre l'Africa muore, i poeti stanno sulle «Ciminiere» a leccare gelati, ma la poesis è un agire, e, dunque, dov'è l'amore di cui tanto parlano questi poeti che chiudono gli occhi? L'amore per una donna non è l'unica forma d'amore possibile, anche l'impegno politico lo è, e il nostro Dante questo lo sapeva molto bene.


Intervista a Hiroyuchi Tabuchi, violista.

Da quanto tempo conosci Stefano e Loris?
Da aprile, quando abbiamo cominciato a suonare insieme. È stato per un caso fortuito, ho sostituito quasi all'ultimo momento la persona che doveva fare da accompagnamento alla lettura.

Hiroyuchi, è piuttosto raro ascoltare e vedere un suonatore di viola da gamba...
Sì, è uno strumento barocco che ho imparato a suonare qui in Italia. Sono venuto apposta dal Giappone due anni fa, dopo essermi laureato in violino e composizione. Sono appassionato di tutta la musica classica, ma in particolare amo la musica europea del Seicento, con le sue basi armoniche di basso continuo e i suoi strumenti antichi. Recentemente ho suonato a Urbino, dove ho seguito i corsi di “Urbino Musica Antica”.

Quando sei partito cosa pensavi del mondo della musica classica in Italia?
Avevo tante aspettative e molte sono state confermate. A dir la verità pensavo che la musica classica fosse più apprezzata dai giovani italiani. È un peccato, anche se la colpa è anche dell'ambiente che è percepito come lontano dalla gente comune. Credo che sia importante che i musicisti siano più vicini alla gente e viaggino per il mondo suonando qualsiasi tipo di musica, europea e orientale, tradizionale e moderna...

Sbaglio o questo è un po' il tuo sogno nel cassetto?
Proprio così, ho studiato tutti questi strumenti perché vorrei formare un gruppo e portare la mia musica in tutto il mondo, alla faccia di chi ha proclamato la morte della musica classica...

venerdì, agosto 24, 2007

Well[e]s experiment: la Guerra dei Mondi”

Da un buco nero nell'ammasso gassoso intergalattico del Perseo un suono grave e potente si propaga nell'universo con la forza di 100 milioni di supernove. L'onda è captata dal Grande Orecchio, il radiotelescopio di Portorico e ben presto si diffonde attraverso le antenne nei tubi catodici dei televisori rendendo ogni abitante terrestre inerte. Questa la trama diWell[e]s experiment: la Guerra dei Mondi versione filmica dell'omonima videoinstallazione sonora del 2005, proiettata ieri sera nel Cortile dei Musei Civici alla presenza degli autori. Roberto Vecchiarelli, ideatore del concept, ha trasposto in formato televisivo la famosa trasmissione radiofonica della CBS condotta da Orson Welles nel 1938, perchè conscio della potenza e della capacità pervasiva di questo medium di «inondarci di immagini a forte carica emotiva, come lo tsunami o la caduta delle torri gemelle, senza spiegarci quello che accade nel mondo, ma sempre alludendo e illudendo».

In questa rappresentazione lo schermo si spezza in quattro frame per restituire la discontinuità del'originaria videoinstallazione e le immagini si fondono e si scontrano coi suoni. Come spiega Eugenio Giordani del Laboratorio Elettronico di Musica Sperimentale del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro ( LEMS ) il mix di suoni concreti e sintetici nel film non costituisce una colonna sonora strutturata ma è multifunzionale: commenta, sottolinea, strania le immagini.

Il mondo raccontato dal film
non è più popolato da uomini ma da ombre che li sostituiscono. La voce narrante di un sopravvissuto denuncia la manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa: il flusso di immagini che proviene dalla schermi converte la realtà in un mondo fittizio in cui realtà e finzione si confondono. Il telespettatore è sopraffatto dal mondo illusorio e autoreferenziale di una televisione che non interpreta la realtà, ma ne crea una propria.


Non c'è un lieto fine, ma il monito di essere vigili perché «le menti distratte sono assorbite, gli eventi diventano immagini e le persone perdono l'umanità senza accorgersene riducendosi a larve che vivono in un corpo pietrificato».


Intervista a Roberto Vecchiarelli e Eugenio Giordani

Il film proiettato stasera è a cura del gruppo Quatermass, di che si tratta?
Sono professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo e ho coinvolto alcuni studenti ed ex-studenti in questo gruppo che non si occupa soltanto, come potrebbe suggerire il nome, di fantascienza (The Quatermass Experiment è una nota serie di fantascienza trasmessa negli anni '50 dalla BBC, n.d.r), ma più ampiamente di arti visive. Abbiamo curato un'istallazione sul tema del manicomio che sarà presentata anche alla Festa dell'Unità.

Il flusso di immagini dei quattro frame che spezzano lo schermo è accompagnato da una non-colonna sonora. È la stessa del percorso nella videoistallazione?
Sì, i suoni riprodotti nei tre ambienti della videoistallazione presso la Pescheria di Pesaro sono stati messi in sequenza nei tre capitoli del film. Se prima c'era molta più casualità nell'ascolto dovuta all'allestimento e alle innumerevoli possibilità di fruizione individuale, nel film c'è uno studio molto più attento del suono.

Il film legge e reinterpreta la trasmissione del 1938 a opera di Orson Welles, denunciando il tema del potere dei mass media che ci invadono come alieni e ci alienano, ci ingannano...
Sì, ma anche Welles era conscio di questo potere e alla fine della trasmissione dice agli ascoltatori di stare attenti a tutto quello che sentono e, di non credere a tutto quello che passa per radio.

Welles aveva studiato teatro e recitato, si interessava di radio e televisione e di cinema naturalmente. Possedeva un'educazione ai media fuori dal comune. Come possono invece i cittadini comuni resistere ai flussi che provengono dai mezzi di comunicazione di massa?
Sicuramente dovrebbero sviluppare degli strumenti di critica, essere meno passivi. Brecht diceva che se i telespettatori conoscessero le regole del gioco come gli spettatori degli sport sarebbero molto più coscienti e capirebbero quando una partita è leale o truccata. Molti spettacoli televisivi oggi invece sono modellati sul talk show che non informa ma distorce, con molta insistenza sull'immagine e sull'emotività. Ad esempio le imagini dell'11 settembre 2001, o delle torture in Iraq vengono ripetute in continuazione, si tramutano in icone e perdono il significato originario.


Intervista a Giorgio Donini, prof. presso l'Istituto del Libro e L'ISIA di Urbino.

Che reazione ha avuto di fronte al film appena proiettato?
Straordinario, nelle immagini, nel sonoro. È un dramma moderno che andrebbe proiettato in Piazza del Popolo, non solo in questa piccola piazza: dovrebbero vederlo tutti, insegna una lezione importantissima sui media di cui moltissimi, ahimè, hanno bisogno.

E in effetti il film solleva anche il tema dell'educazione ai media. Come possono i cittadini difendersi dal flusso dei messaggi dei mass media e cosa possono fare lo Stato e la società civile?
Dirò delle banalità, ma bisogna ripartire da zero. Serve un demiurgo che crei una nuova politica, società civile, scuola...Per fare capire ai miei allievi la capacità di imbonimento e persuasione dei media proietto sempre ad ogni prima leziome Quarto potere di Welles. Purtroppo spesso mi trovo davanti a un'utenza scolastica televisiva e questo, temo, sarà l'andamento nei prossimi anni: pochi insegnanti e molti schermi, lezioni non in più in presenza, semplicemente scaricate e digerite senza consapevolezza e criticità.


Le riforme per l'Italia

Intervista a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia

Questa sera come di recente al Meeting di Rimini ha affermato che per avviare le riforme serve un governo più credibile e stabile e che le riforme si fanno in due. Uno dei soggetti potrebbe essere il Partito Democratico, l'altro potrebbe essere un partito delle destre, in seno al Partito Popolare Europeo. Tuttavia il rallentamento nella costituzione di un grande partito a destra non potrebbe frenare ancora di più l'avvio delle riforme?
Ci sono riforme che devono essere fatte il prima possibile, come la riforma elettorale, e su cui è possibile raggiungere un accordo bipartisan. Si tratta di coinvolgere un buon numero di soggetti, senza la necessità di raggiungere l'unanimità. Altro discorso invece sono le riforme costituzionali: c'è bisogno di un clima di fiducia reciproca tra le parti che oggi non c'è.

Secondo il presidente Spacca il movimento delle regioni si deve muovere non solo nel senso della sussidiarietà, come sta facendo l'Unione Europea, ma anche della solidarietà. È possibile che in seno alla Lega delle regioni si sviluppino forme di tutoraggio tra regioni più avanzate e meglio organizzate e regioni più carenti e meno efficienti?
Esistono già forme di cooperazione. Ad esempio in Sicilia stiamo portando avanti un progetto per migliorare l'efficienza della sanità, mentre in Campania ci sono progetti di sviluppo della ricerca, soprattutto nell'ambito dell'Aeronautica. Non bisogna porre sussidiarietà e solidarietà come alternative. Le riforme federaliste servono a dare più potere ai cittadini. Le differenze di efficienza e ricchezza tra regione e regione si possono colmare attraverso un fondo di perequazione adeguatamente progettato, cui possano accedere i governatori che vogliono seguire la “via virtuosa”. Chi si impegna per eliminare sprechi e malgoverno, potrebbe accedere al fondo, con finanziamenti gradualmente più bassi fino al rientro nei parametri di efficienza.


Intervista a Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche

Durante il dibattito lei ha ricordato che il principio di sussidiarietà così caro all'Europa, va affiancato al principio di solidarietà e ha proposto un tutoraggio delle Regioni più avanzate ed efficienti a vantaggio delle Regioni più povere e carenti. Quale esperienza può mettere in comune la Regione Marche con le altre? E cosa invece potrebbe imparare?
Attualmente c'è un progetto-tutor sulla sanità in Sicilia, che potrebbe essere un buon esempio da seguire per il futuro. Per quanto riguarda la Regione Marche credo che la nostra esperienza nella Protezione Civile possa essere d'aiuto a Regioni come la Puglia e la Sicilia, che quest'anno hanno dovuto fronteggiare un'emergenza incendi sopra le loro possibilità. Questi eventi hanno messo in luce il pericolo di tornare a un governo centralista, che si prenda carico di ciò che compete alle Regioni inefficienti attraverso le prefetture. Proprio come ha proposto Bertolaso vista l'incapacità delle Regioni del Sud di affrontare i roghi di quest'estate. C'è il rischio di tornare indietro se non si allacciano relazioni di collaborazione tra le Regioni.

Possiamo vantare anche un modello di Azienda Sanitaria, che viene studiato da altre regioni per la sua efficienza e siamo comunque consci che c'è sempre da migliorare e imparare dagli altri. In verità ciò che è più rilevante non sone le differenze tra regione e regione, ma tra Nord e Sud d'Italia. La questione meridionale non è affatto risolta e la solidarietà non può mancare per colmare questo dualismo.

Anche nel dibattito di stasera si è parlato delle diverse sensibilità che costituiranno il Partito Democratico. Lei è un esponente della Margherita, una minoranza rispetto alla componente diessina nel futuro assetto del PD . Non temete di perdere la vostra anima, di essere fagocitati dalla maggioranza?
Le rispondo con una storiella: c'era un uomo negli anni '70 che dirigeva la DC e il governo con solo il 4% di voti. Il suo nome era Aldo Moro. Questo per dirle che per fare il leader i numeri non contano molto, ma più di tutto è importante la progettualità della visione, la capacità di guardare ai temi che avanzano nella società.

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