domenica, settembre 16, 2007
mercoledì, settembre 12, 2007
Cruelty free
Qui un pdf che chiarisce quanto possano valere i marchi senza crudeltà.
Stilato da Fabrizio Zago, l'esperto (vero!) di chimica e cosmetica di Biodizionario.it e da Massimo Tettamanzi, chimico e impegnato nella ricerca alternativa alla vivisezione.
venerdì, settembre 07, 2007
Gli imbroglioni
Nella notte delle elezioni politiche del 10 aprile 2006 il flusso di dati sull'andamento dei voti si blocca tre volte. Tre interruzioni che secondo Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio corrispondono a tre attacchi al sistema di sicurezza informatico del Viminale. L'ipotesi del film-inchiesta “Uccidete la democrazia” trova nuove conferme nel recente seguito “Gli imbroglioni”, proiettato in piazzale Olivieri alla presenza di Cremagnani.
A vigilare sulla sicurezza del sistema informatico del Ministero degli Interni fu chiamata Telecom, che fornì l'esperienza del capo della sua security, Giuliano Tavaroli, venuto poi alla ribalta delle cronache giudiziarie per aver costituito un servizio segreto parallelo dentro la sua azienda. Il gruppo di “esperti” che effettuò il sopralluogo al Viminale era proprio in quei giorni indagato per il Laziogate con l'accusa di essere penetrati nel sistema dell'anagrafe per condizionare i risultati delle elezioni amministrative di Roma. La tesi del film-inchiesta è che il sistema elettorale abbia subito degli attacchi hacker dal suo interno, attacchi che avrebbero potuto cambiare completamente l'esito del voto. Ma il sorpasso non c'è stato. Anche se il ministro degli interni Pisanu andò a palazzo Grazioli a congratularsi con l'allora Presidente del Consiglio per la rielezione. Come se fosse sicuro che il ribaltamento sarebbe arrivato.
La settimana che seguì la risicata vittoria del Centrosinistra fu travagliata. Dati falsi sulle schede contestate alla Camera, 43.028, e al senato, 39.822, invece che poche centinaia, diedero adito alle proteste di Berlusconi che arrivò persino a sottoporre a Ciampi un decreto legge per sospendere il risultato delle elezioni. Il presidente della repubblica non firmò. “Anche se Berlusconi ha usato un software ma non le armi per tentare di rovesciare i risultati elettorali come si può chiamare questo se non golpe?” si chiede Diliberto nel film.
La cassazione che a 20 giorni dal voto avrebbe dovuto proclamare i dati ufficiali, non lo ha ancora fatto, dopo quasi un anno e mezzo. Ci sono incongruenze e diversi verbali mancanti, non esiste un risultato ufficiale: a tutti gli effetti quello di Prodi è ancora un governo provvisorio. E nessun riconteggio sarà fatto, non è previsto dalla Costituzione. Amato dopo alcuni mesi dichiarò che per le elezioni è meglio usare i vecchi metodi di voto e conteggio. Forse un'inchiesta interna è stata fatta, ma si è preferito tacere i risultati al pubblico.
Cremagnani si è detto deluso dal Centrosinistra che non è andato in fondo alla questione, anche se ha ricevuto la solidarietà di alcuni esponenti del parlamento e di moltissime persone comuni. Tant'è che il dvd sta andando benissimo, ha già venduto 70.000 copie.
“Le nostre indagini continuano”, ha detto il giornalista, “ci sono ancora lati oscuri da chiarire. Speriamo che questo non diventi l'ennesimo segreto italiano.
Etichette: cremagnani, de aglio, elezioni politiche 2006, hacker, imbroglioni
giovedì, settembre 06, 2007
Intervista a Tiziana Paci
Tiziana Paci è grafica, cantante, scenografa, insegnante, attrice, pittrice, ha scritto un libro stampato in 6 lingue e ha in progetto di scrivere un libro sull'Uomo. È regista e interprete principale del musical dedicato a Madre Teresa di Calcutta presentato in piazza del Popolo nel decimo anniversario della scomparsa.
Perché ha deciso di allestire “Madre Teresa”?
Io canto da trent'anni e da tanto cercavo un musical religioso incentrato su una figura femminile. Poi ho trovato “Madre Teresa” che Paulicelli ha progettato nel 2004. Per me porta un messaggio grande, e canto Dio recitando.
Lavora da molto con la compagnia Talita khum?
La compagnia si è costituita proprio per questo musical. I membri del cast sono di varia provenienza, alcuni di Candelara, altri di Pesaro, c'è chi è stato mio allievo all'Istituto d'arte. E poi c'è Mattia (Mattia Livi, n.d.r.) con cui faccio da tempo serate canore.
Rispetto al testo originale manca un personaggio piuttosto importante, il giornalista...
Ho cambiato molte cose del musical di Paulicelli. Ho tolto i dialoghi perché Madre Teresa parlasse in prima persona e ho aggiunto la proiezione di immagini che colpiscano il pubblico. Ci sono voluti quattro mesi di lavoro tra ricerche su libri e Internet e montaggio finale. Sono immagini molto commoventi studiate per adattarsi ai testi delle canzoni, col risultato che spesso la gente piange assistendo al concerto. All'inizio anch'io non riuscivo a trattenere le lacrime. Solo dopo una trentina di prove sono riuscita a contenere i miei sentimenti.
Molte associazioni e parrocchie negli ultimi tempi allestiscono musical. È solo un modo per attirare giovani o c'è anche dell'altro?
Il musical ha un forte potere di aggregazione, fa incontrare e avvicinare le persone, perché dove c'è musica si sta bene. La preparazione dello spettacolo ha creato intimità tra tutti, ormai siamo come una famiglia. Di per sé è già un messaggio positivo. Oltre a questo il musical di Madre Teresa contiene una testimonianza più alta di preghiera, amore e salvezza. È un messaggio che coinvolge anche chi è lontano dalla Chiesa, come uno dei ragazzi del nostro staff: mi ha confidato che da quando lavora a questo musical è più sereno.
Com'è arrivato “Madre Teresa” alla Festa dell'Unità?
Matteo Ricci ha sentito il nostro concerto l'anno scorso e gli è piaciuto. Mi ha pregato di replicarlo, e quando mi ha detto che ci voleva per la Festa del partito gli ho chiesto: sei sicuro? Non che temessi i pomodori marci [ride], anzi sono stata strafelice. E per l'occasione ho deciso di mettere su uno spettacolo migliore. Ai canti e alle proiezioni abbiamo aggiunto anche la scenografia, i costumi, i ballerini con le coreografie.
Durante la pausa si vendevano CD del vostro spettacolo, non del musical originale...
Abbiamo deciso di pagare i diritti e di ottenere una delibera. Anche se sarebbe stato più facile vendere i cd del musical di Paulicelli, ce l'avevano anche proposto, ma volevamo far ascoltare il “nostro” musical.
Qual è il legame tra Tiziani Paci e Madre Teresa di Calcutta?
Ho letto e leggo molti libri sui santi e sugli angeli. E quando dipingo sono angeli e santi i miei soggetti preferiti. Ho sempre cercato la verità e il mio cammino mi ha portato a una conversione. Non ho sentito una chiamata come quella di Teresa, ma ho comunque trovato delle risposte, in mezzo a tanti dubbi e tante difficoltà. Proprio come Teresa.
Etichette: madre teresa, musical, talita khum, tiziana paci
mercoledì, settembre 05, 2007
Più donne al governo: necessità per il paese
Le donne in Italia votano da 61 anni, ma nella sfera politica sono indietro rispetto alle colleghe d’Europa e non solo. L’Italia, infatti, è al 48esimo posto nel mondo per quanto riguarda il rilievo delle donne in politica. “Pensiamo solo che in senato ci sono 44 donne su 322 seggi, mentre alla camera le deputate sono 109 su 630” ha ricordato Vittoria Franco, senatrice DS, intervistata questa sera nella sala del consiglio comunale da Natalia Augias
Il Partito Democratico nasce da una rappresentanza paritaria, nell’assemblea costituente infatti saranno presenti in egual misura donne e uomini, prevede che le liste siano composte dal 50% di donne, che ci sia un’alternanza di genere nelle cariche e che anche le liste di circoscrizione debbano avere al 50% capolista donne, pena l’inammissibilità. “Ottenere il 50 e 50 è stato un miracolo” esclama la senatrice,“ nel Comitato dei 45 le donne sono solo 16 e alcuni avevano discusso accesamente la nostra proposta. Ma molti altri uomini ci hanno votato e abbiamo avuto il parere positivo di Prodi: così potremo preservare ciò che le donne hanno costruito in questi anni e scegliere più liberamente i nostri candidati, senza l’assillo di dover scegliere una donna solo in quanto tale”. Vittoria Franco con questa frase si riferisce alla candidatura della Bindi alla guida del Partito democratico, che ha incoraggiato, “anche se sostengo Veltroni e le sue idee”.
È un fatto che mette in crisi i dirigenti che fanno le liste, visto che il sistema politico italiano è a predominio maschile. Per le donne è difficile rompere questo sistema, “ma bisogna romperlo”. Tre sono i motivi di questo arretramento nel sistema politico in Italia: perché nella mentalità patriarcale la figura della donna è debole rispetto a quella maschile, perché il sistema politico, ma anche quello delle professioni, è chiuso e tende ad autoriprodursi e infine perché fare politica è un lavoro che richiede molto tempo e mal si combina con la cura familiare, interamente a carico delle donne. Ma con la parità di presenza dei generi al governo si entrerà in una fase nuova, cambieranno i rapporti di potere, i contenuti, le forme e i tempi dell’impegno politico, il cui ritmo è insostenibile per le donne che vogliano conciliarlo con la vita familiare. La senatrice propone dunque un riequilibrio dei ruoli, perché siano ribilanciati tra donne e uomini tempo del lavoro e tempo degli affetti. Necessario quindi per il paese è stabilire la giustizia di genere nel lavoro, considerato che ancora oggi le donne perdono il posto a causa della maternità (e al senato sarà discussa una legge contro le dimissioni in bianco) e a parità di incarico sono meno retribuite degli uomini. “Ma così l’Italia perde in ricchezza, dinamicità e modernità” esclama la Franco“le donne sono più brave a scuola, si diplomano con voti migliori e si laureano di più. Se però per le posizioni più alte continueremo a preferire gli uomini ci priveremo di saperi e impulsi nuovi”.
Altro nodo della discussione è il rapporto tra laicità e donne. Senz’altro ci saranno più diritti e spazi per le donne se il tasso di laicità sarà più largo, “o le donne ci rimetteranno”. Per la senatrice bisogna ribadire l’autonomia della politica rispetto alle gerarchie ecclesiastiche. “I legislatori cattolici rendono conto alla propria coscienza, ma devono considerare anche le conseguenza sui destinatari delle leggi, seguendo l’etica della responsabilità”. Bisogna seguire il merito delle questioni, non l’ideologia, come avvenne invece per l’approvazione della legge 40, blindata al senato dal Centrodestra impegnatosi con papa Wojtila per difendere la sacralità dell’embrione. È un fatto positivo che l’on. Castagnetti abbia ribadito a Ruini che la 194 non si tocca, “questa legge anche per i cattolici è un limite insuperabile”.
Dal pubblico arrivano gli ultimi commenti e domande. Una su tutte: davvero il nuovo partito sarà diretto da uomini e donne in egual misura? Per la senatrice è la risposta è sì, se si parte dalla radicata presenza femminile dei DS nel territorio. “Le donne dei DS esistono già come gruppo e faranno pressione, coinvolgeranno altre delle diverse anime del Partito Democratico perché nello statuto sia scritto a chiare lettere che siamo cofondatrici qualitativamente e quantitativamente”. Questa la prima, ma cruciale battaglia per le Democratiche.
Intervista a Vittoria Franco, Comitato nazionale per il Partito Democratico
Nel dibattito si è parlato di donne immigrate e diffusione della cultura della contraccezione. Quali sono le vie dell'integrazione?
Ci sono varie forme per raggiungere le donne immigrate. Molte lavorano presso le nostre famiglie ed è lì che dovranno giungere i messaggi sulla prevenzione. Bisogna pubblicizzare e distribuire la documentazione presso i consultori, magari attraverso radio con trasmissioni in più lingue. Dobbiamo conciliare immigrazione ed educazione alla salute.
L'esperienza delle donne DS può essere un fulcro attorno cui costruire le democratiche. Quale dialogo e quali valori in comune per le donne nel futuro PD?
Le donne del Partito Democratico stanno già lavorando insieme. Abbiamo formulato cinque punti programmatici che sottoporremo a Walter Veltroni il 13 settembre a Roma. Con lui discuteremo di valori e proposte che vengono da noi donne per noi donne del PD.
Questa è la festa dell'informazione e della comunicazione. Cosa pensa dell'immagine che i mass media danno della donna? Quali valori si trasmettono?
La televisione e la pubblicità ci rinviano un'immagine sbagliata e non corrispondente alla realtà del femminile. Il 12 settembre in Senato verrà votata una mozione su donne e media e nel dispositivo finale si prevedono delle campagne culturali per tutelare l'immagine della donna ed educare i più giovani. Bisogna creare una sensibilità all'interno di chi gestisce i mezzi di comunicazione, perchè abbiano chiari i limiti della rappresentazione delle donne, nel rispetto della nostra dignità e intelligenza.
In questa Festa dell'unità si è parlato di smuovere le coscienze delle donne di mafia affinché educhino i propri figli con nuovi valori. Le donne possono rompere le catene dell'arretratezza e della violenza?
Sì, il femminismo è stato un movimento che ha cambiato moltissimo la condizione delle donne e la mentalità delle persone. Tuttavia, sebbene l'educazione che le madri impartiscono ai figli possa molto, il problema della mafia va combattuto su più fronti e non tutte le cosiddette “agenzie educative” trasmettono una cultura di legalità. Deve esserci uno sforzo collettivo della scuola e delle istituzioni per arrivare a una svolta.
Intervista ad Alessia Morani, responsabile donne DS per la provincia di Pesaro
Qual è la situazione delle donne che lavorano nella provincia di Pesaro? C’è molta disparità di condizione con gli uomini?
La situazione è nella media italiana, meglio che al Sud, ma sempre molto sotto gli obiettivi di Lisbona (il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 si è fissato l'obiettivo di raggiungere, entro il 2010, un tasso di occupazione del 60% per le donne, n.d.r.). Stiamo attuando dei provvedimenti a livello di formazione, perchè le donne siano più preparate a entrare nel mondo del lavoro. Un altro scandalo che si perpetua è la disparità di retribuzione tra uomini e donne, a parità di mansione un uomo ancora guadagna di più.
Quali ostacoli bisogna superare per coinvolgere e integrare le donne immigrate in questa provincia?
Le donne immigrate sono diverse tra loro. Principalmente possiamo dividerle in due categorie. Le donne che sono giunte dall'Africa, le prime che immigrarono a Pesaro, di tradizione anche araba e le donne dell'Europa dell'Est. Queste ultime sono arrivate più di recente e svolgono un lavoro fondamentale di accudimento degli anziani. Gli ostacoli per l'integrazione di donne europee sono perlopiù linguistici, mentre per le donne arabo-musulmane sono anche e soprattutto culturali e religiosi. L'adattamento è più difficile visto che hanno accanto uomini con visioni non così aperte e democratiche.
Donne DS e donne della Margherita a Pesaro: quale dialogo e quali valori in comune?
Nella nostra provincia e in generale, le donne della Margherita sono poche, ma è necessario coinvolgerle per costruire una rete delle democratiche. Attraverso un lavoro di relazione e sui contenuti si possono mettere insieme le diverse esperienze culturali. Si deve cercare una sintesi sui temi eticamente sensibili, anche se in partenza le posizioni sono alquanto differenti. Credo che sarà il senso di responsabilità di noi donne a farci arrivare a un compromesso.
La televisione comunica e trasmette i valori di riferimento. Purtroppo secondo il Financial Times le donne rappresentate dai media italiani sono seminude e ammiccanti, solo oggetti...
L'immagine delle donne in televisione è basata solo su bellezza e sessualità, uniche qualità per raggiungere il successo e la fama. Questo non corrisponde alla realtà delle donne che si realizzano nella professione, che sono madri e mogli. Purtroppo attorno a quest'idea distorta della donna c'è un corollario di messaggi sbagliati che vengono recepiti dalle giovanissime. E allora se è necessario essere belle e snelle per avere successo molte non si accettano e cadono nei sempre più frequenti disturbi alimentari. È una cultura da combattere con gli strumenti dell'educazione. Deve passare il messaggio che la bellezza è effimera, l'intelligenza invece si può e si deve coltivare: dura molto più a lungo.
Etichette: donne, etica, femminismo, immigrazione, lavoro, mass media, pd, politica, tv, valori
martedì, settembre 04, 2007
Satanarchibugiardoinfernalcolico Grog di Magog
"Il 4 settembre avrà luogo la seconda serata all’interno della Casa Museo che vedrà l’esibizione di un trombettista di grande eccellenza: Fabrizio Bosso. Diplomatosi a soli 15 anni al Conservatorio G. Verdi di Torino, intraprende, con immediato successo, la carriera di trombettista, abbracciando le più diverse sonorità e cimentandosi nei sound più diversi; vanta, oggi, collaborazioni con i più noti jazzisti della scena italiana e big della musica leggera. Affiancato dal Dino Gnassi Quartet, band dalle calde sonorità Soul e R&B e con alle spalle una decennale esperienza on stage, si preannuncia essere una delle performance più attese dell’edizione 2007."
lunedì, settembre 03, 2007
Intervista a Gianni Minoli
Per fare la televisione ci vuole la patente?
Sì, ci vuole una grande responsabilità sociale. Non permetteremmo mai che in sala operatoria un paziente si trovasse sotto i ferri di un laureato in Scienze Politiche, così non possiamo lasciare senza controllo un mezzo che educa la popolazione, soprattutto i giovani. La tv è una bomba sociale innescata a effetto ritardato, se non si vigila rischiamo di allevare scimmie ingovernabili come diceva il giornalista Dan Rater.
Carlo Rognoni (membro Cda Rai, n.d.r.) e altri propongono di tirare fuori dal cassetto vecchie idee di successo come Il musichiere, Campanile sera...
Sì, tiriamo fuori dagli archivi Rai le idee migliori e rinnoviamole, c'è un patrimonio immenso da valorizzare. Cui spesso si sono ispirate le società di produzione di format esterne...
Il ministro Gentiloni ha plaudito l'acquisizione di Endemol da parte di Mediaset come segno di diversificazione. Un'operazione di pluralismo, dunque?
Pluralismo?! Non è pluralismo, c'è stata una concentrazione di potere enorme. Mediaset col 75% di Endemol di fatto può condizionare il palinsesto Rai che per il 40% dipende da format esterni. Si può parlare di privatizzazione di fatto della Rai senza opa, senza vendita di azioni, senza rapporti col mercato, da parte del suo competitor principale, per non dire unico. Dove sta il pluralismo?
La cultura nel palinsesto può andare solo alle 8 del mattino o alle 2 di notte?
La cultura si applica a tutti i generi televisivi, nell'intrattenimento, nello spettacolo, nel varietà, nello sport. Sono d'accordo con chi dice che la cultura è una questione di stile, di intelligenza, di pienezza di idee delle trasmissioni. La televisione ha un immenso potere pervasivo e dunque delle grandissime responsabilità sui contenuti. La tecnologia ha moltiplicato le piattaforme, ora sono circa 30, su cui è possibile fruire di questi contenuti. Ma i contenuti non sono andati di pari passo e si sono appiattiti e volgarizzati. È necessario che tutte le aziende che fanno televisione tengano conto dell'impatto culturale e etico di ciò che trasmettono, perché la televisione comunica e trasmette il sistema dei valori di riferimento.
Etichette: cultura, endemol, gianni minoli, rai, tv
Intervista a Marco Bassetti
Ha detto che i pubblicitari cercano di convincerci con messaggi subliminali...
Non è esatto. Non dico che la pubblicità sia subliminale. Credo che i messaggi che riescono a trasmetterci dei valori di consumo e di stile, che riescono a convincerci, si propongano in modo subliminale, sottile, non diretto.
Per fare la televisione ci vuole la patente?
Ci vuole una grande responsabilità, ma soprattutto una grande professionalità di chi fa la televisione. La responsabilità poi sta a monte di chi dà la concessione e le licenze. Non dovrebbero esserci ambiguità tra televisione di servizio pubblico e televisione commerciale, e non si può limitare la libertà di quest'ultima in nome di un'etica della televisione. Se ci sono delle regole nel mercato sono il primo a rispettarle, ma una tv che vuol portare un'etica e una pedagogia un po' mi spaventa. Eppoi: chi dovrebbe stabilire se sono abbastanza “etico” per fare tv?
La cultura in televisione non dev'essere per forza teatro, cinema, poesia. Non basterebbe più rispetto, educazione, buon gusto?
La cultura può stare in televisione, soprattutto è affare del servizio pubblico. Il rischio è che quando si parla di cultura, etica e pedagogia si intenda dare un giudizio morale sulle trasmissioni. Ma cosa è giusto e cosa è sbagliato non sta a noi deciderlo. Il telespettatore può fare le sue scelte e non bisogna limitare le alternative in nome della morale.
È partito nel 1986 con La Italiana Produzioni Audiovisive, l'azienda fondata con sua moglie, e ora è a capo di Endemol International, leader mondiale del format...
Mi sento un esponente del made in Italy. Il nostro è uno dei paesi più creativi, che esporta le idee e i talenti più innovativi nel mondo. Per farlo e continuare a esportare questa ricchezza ci vogliono anche regole più flessibili e un mercato più favorevole, che possa farci asprimere in pieno le nostre potenzialità.
Etichette: cultura, endemol, festa dell'unità, marco bassetti, tv
domenica, settembre 02, 2007
Il servizio pubblico ci piace? Intervista a Giovanna Milella
Proprio oggi a Loreto il papa incontra i giovani, so che come giornalista ha già seguito eventi simili...
Sì, ero presente a Bologna nel 1997 al grande concerto con Bob Dylan, Adriano Celentano, Lucio Dalla e tanti altri, che papa Wojtila aveva voluto per i giovani. Ho seguito anche una diretta da Tor Vergata nel 2000 al Giubileo. Questi incontri voluti dal papa, come l'Agorà dei giovani a Loreto di oggi, sono importanti. Bisogna emulare l'esempio di chi ha voluto incontrare i giovani, e non si è trattato solo di offrire feste e concerti, ma di ascoltarli e promuoverli. Come donna, giornalista e madre non posso che appoggiare chi cerca di andare incontro e dar voce ai giovani.
Come può il servizio pubblico incontrare i giovani?
Bisogna sfruttare tutte le piattaforme. In particolare attrezzarsi e usare Internet ancora di più. È necessario imparare tutti questi nuovi linguaggi, come quello della musica. Ma bisogna avere in mente anche altri bisogni dei giovani, più concreti, come la ricerca del lavoro e le prospettive in termini di famiglia e casa...
Cosa pensa di come certe trasmissioni televisive parlino ai giovani? Mi riferisco in particolare a una trasmissione pomeridiana su Raidue in onda dalle 14.00 alle 16.00 che il sabato ha uno spazio dedicato agli adolescenti [L'Italia sul due, n.d.r.]...
Stop. No comment. Preferisco non parlare di trasmissioni che non conduco io. Davvero l'unica cosa che le posso dire è no comment. [Durante la serata, però, porterà ad esempio di cattivo servizio pubblico proprio la suddetta trasmissione, citandola indirettamente, n.d.r.]
Allora parliamo delle sue trasmissioni. Ci può raccontare l'esperienza di “Chi l'ha visto”?
È stata un'esperienza forte. Mi a fatto scoprire come il disagio e la solitudine attraversino tutte le classi sociali senza distinzioni. Mi sono appassionata moltissimo a questo lavoro e certi casi mi hanno coinvolto profondamente. Questo tipo di giornalismo di servizio pubblico richiede a chi lo pratica un impegno e una sensibilità particolari, un'attenzione alle persone.
Certi giornalisti sembrano però mettere in mostra un caso umano dopo l'altro con molto distacco...
Il giornalista deve sapere essere insieme professionale e umano. Ovvero svolgere un servizio pubblico, ma stare con il pubblico. Per quanto mi riguarda, quando certe storie coinvolgono e commuovono è difficile dire: grazie e avanti un altro.
Etichette: festa dell'unità, giovani, intervista
Il quarto potere in Italia
Nessuna alba per il sistema dell'informazione dopo la vittoria del Centrosinistra di un anno e mezzo fa, ma una notte fonda che non è ancora finita. I giornali e i telegiornali sono ancora drammaticamente indecenti come nell'era berlusconiana. Si creano casi in cui si sentono sempre le stesse persone e i tg hanno la claustrofobica abitudine di elencare l'opinione di tutti i politici una dopo l'altra. Dove sono i giornalisti competenti che prendono posizione? Nessuno smentisce, né disputa le dichiarazioni presentando l'opportuna documentazione, dunque nessuno spiega la realtà delle cose. A Porta a Porta così come a Ballarò. Questa la denuncia di Furio Colombo che apre la conversazione sull'informazione in Italia di ieri sera al Palazzo Mazzolari Mosca. Il giornalista senatore si è trovato assieme a Carlo Rognoni, senatore DS membro del Consiglio d'amministrazione Rai a rispondere alle domande della giornalista de “L'Unità” Natalia Lombardo sull'autonomia dei giornalisti e le riforme nel cantiere del governo.
Se tangentopoli poteva essere un'occasione per la categoria dei giornalisti di svincolarsi dai vasi di ferro degli industriali e dei politici, la discesa in campo dell'editore Berlusconi ha bloccato il processo di autonomia e ha costretto la categoria a scegliere: o con lui o contro di lui. Per Rognoni la Riforma Gentiloni e la Riforma della Rai, possono essere una svolta. La politica può dare le linee guida, ma non deve amministrare, perché un passo indietro dei partiti nella gestione del'informazione porterà i giornalisti a essere realmente un quarto potere a salvaguardia della democrazia. E Colombo rileva che nonostante sia sempre più difficile per i giornalisti raccontare le guerre nel mondo, i giornali occidentali sono molto più liberi di quelli italiani. Su tutti l'esempio del New York Times che non lesina nessuna domanda scomoda al presidente Bush e smentisce le affermazioni di maggior benessere delle classi medio-basse con numeri e dati che dicono tuttaltro. In dieci anni negli USA le persone senza assistenza medica sono aumentate del 50% (da 36 milioni a e l'unico mezzo pubblico per spostarsi è l'aereo perché non ci sono più ferrovie.” Dove le tasse sono sempre meno i servizi non ci sono più: anche un banchiere come Felix Rohatyn lo ha denunciato. Da noi invece Montezemolo parla di emergenza tasse”. Rognoni concorda e dice che la vera emergenza è quella culturale. Secondo l'Ocse la maggioranza degli italiani è a rischio analfabetismo. E i nostri giornali non ne parlano. Né parlano della crisi delle istituzioni nazionali portata dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione, dei nuovi rapporti di potere nel mondo, della Russia liberticida e del costo umano che comporta lo sviluppo della Cina. Mentre il giornalismo dovrebbe saperci raccontare il momento che stiamo vivendo, perché il vero servizio pubblico è il tentativo di spiegare la realtà.
Per Colombo il problema di questo governo è che ha buone intenzioni, ma non parla, sussurra, mentre i cittadini hanno bisogno di comprendere e dialogare per essere coinvolti nella vita politica. E a questo punto il senatore s'infervora e non ha timore di alzare la voce e il tiro: “Bisogna parlare con chiarezza e smetterla di dire facciamo un passo indietro e abbassiamo i toni, o che sarebbe meglio fare le cose insieme. Io, però, con Calderoli e Gentilini, un prosindaco molto più illegale dei lavavetri, non ho niente da spartire”. Non bisogna aver paura di dire cose troppo di sinistra e iniziare a denunciare gli insulti quotidiani alla Montalcini e a Scalfaro, e a ribattere “tutte le calunnie che ci propina il Centro destra”.
La manoferma contro i lavavetri serve davvero a combattere l'illegalità? “I mafiosi non hanno cominciato lavando i vetri”, ma la mafia vera è quella che ha lanciato sei minacce di morte al presidente della Calabria Loiero, indicandogli il giorno del suo assassinio . Di sinistra ce n'è una sola: quella che difende il lavoro, i diritti, il rispetto delle persone e che si prodiga perché nessuno sia lasciato senza tutele e dignità. Infine l'appello: “Parlate, fatevi sentire, i cittadini hanno bisogno di sentire chiara, limpida e forte la voce de governo per essere messi in condizione di partecipare”.
Intervista a Carlo Rognoni
senatore DS membro del Cda Rai
Quanto tempo ci vorrà prima che il cambiamento di governo si rifletta sull'operato della Rai?
Per vedere gli effetti di un cambiamento di gestione di solito ci vuole almeno una stagione televisiva, visto che in estate il palinsesto dell'anno a venire è già stato deciso.
Il prossimo 11 settembre il Consiglio d'amministrazione si riunirà e si cercherà di sbloccare la paradossale situazione per cui, nonostante il Centrosinistra sia al governo e il Tesoro possa nominare direttamente un consigliere, la maggioranza sia ancora di Centrodestra. 5 consiglieri della Casa delle libertà, contro 4 dell'Unione. La verità è che bisogna coinvolgere destra e sinistra per promuovere l'autonomia della Rai dalla politica, e dare spazio alla professionalità per ricostruire la credibilità dell'azienda. La televisione è un medium stanco che vive di rendita, ma avrebbe bisogno di autori e idee competitive, che tengano conto delle sfide tecnologiche. Ad esempio abbiamo affidato a Carlo Freccero la direzione di RaiSat, perché attraverso i canali digitali si possa rinnovare l'offerta che la televisione generalista non riesce a garantire.
Ma il satellite non rischia di diventare un alibi per la sconcertante mancanza di offerta culturale e di qualità della tv generalista?
In effetti la cultura non ha lo spazio che si meriterebbe sulla Rai, e abbiamo già deciso alcuni cambiamenti di palinsesto significativi. Ad esempio la trasmissione sul teatro “Palcoscenico” di Giovanna Milella è stata spostata dalle 2.00 in seconda serata. In generale, però, ritengo che la Rai dovrebbe essere più coraggiosa e proporre sempre in prima serata su almeno una delle tre reti un'alternativa culturale, a dispetto di ascolti bassi. La musica e il teatro devono tornare sulle nostre reti con formule nuove, soluzioni di autori creativi che rendano certi temi meno “noiosi”.
Proprio di crisi degli autori si parla in questi giorni. Acquistando i format di Endemol e Magnolia non si rischia di perdere originalità, identità e indipendenza?
È vero che si usano parecchie collaborazioni esterne, ma ci sono dati che provano la nostra autonomia. Di certo bisogna rimettere in moto la produzione interna, ma la Rai, come ogni azienda moderna, non pensa di produrre tutto quello che le serve e cerca delle collaborazioni. Anch'io sono preoccupato che si deleghi troppo all'esterno, considerato che abbiamo nei nostri archivi una ricchezza di programmi immensa. Formule riuscite come quella del “Musichiere” o di “Campanile sera” si possono ammodernare e riproporre. Tant'è che molti format “innovativi” non sono altro che copie delle trasmissioni del passato.
Etichette: autonomia, festa dell'unità, giornalismo, rai
sabato, settembre 01, 2007
Il servizio pubblico che piace
Interno giorno, Vaticano. Paolo VI decide di mostrare alle telecamere alcune stanze. La rete Uno si organizza con mezzi potenti, col fior fiore di tecnici, cameramen, elettricisti. Il papa si avvicina a un cameraman intento a sistemare la telecamera, si fa illustrare il funzionamento della macchina e fa domande sulle luci, sulle riprese...e poi gli chiede: “Ma io, cosa devo fare?” e il cameraman: “Santità, si mettà lì e faccia finta di pregare”. Se anche Dio in terra deve far finta di essere Dio, capiamo quali potenzialità ha la tv. Con questo e altri aneddoti Michele Mirabella ha spiegato ieri sera presso il cortile del Palazzo Mazzolari Mosca la capacità insieme entusiamante e devastante della televisione di farci assomigliare a qualcosa che contiene. Con il pericolo che gli stilemi e gli pseudovalori della tv diventino stili di vita e valori all'insegna del fatuo per gli spettatori , traducendosi in comportamenti elettorali della stessa specie. Il popolare giornalista conduttore, Giovanna Milella, vicedirettrice di Raidue e Roberto Cuillo, direttore del dipartimento informazione DS, hanno discusso ieri sul tema Il servizio pubblico che ci piace”. L'evento ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e la platea vivace ha riso, applaudito e ascoltato con attenzione il dibattito.
Si parla di come si è abbassata negli ultimi dieci, ventanni la qualità della televisione. Per la Milella questo è coinciso con il cambio di alcuni direttori Rai competenti e capaci di ascoltare la società, come Tantillo e Guglielmi, e sono state messe persone che non hanno questa sensibilità che a loro volta hanno scelto autori di basso profilo. “Si vedano i talkshow del pomeriggio, dove si concentra il nulla. Mi faccio il lifting o no? Lo tradisco o no?” e non si dà spazio a dibattiti approfonditi interessanti anche per i giovani, con temi come le lauree brevi, gli stage, i contratti di formazione”. Mirabella ricorda che “tutti dicono peste corna della tv, ma poi sono in milioni che la scelgono”. Un po' come la DC, tutti si lamentavano ma nel segreto dell'urna la votavano. La televisione è un fatto culturale gigantesco, antropologico, non solo una trovata. Gli intellettuali all'epoca della sua nascita non lo capirono e criticarono gli sceneggiati di Borghi e Maiano, o i mezzibusti, “ma quei mezzibusti lo sapevano l'italiano. Prima li troncarono ed ora li rimpiangono”.
In questo processo di degrado c'entra il cambiamento di assetto della tv negli anni '80 e la concorrenza sleale che la tv commerciale, fomentata dalla pubblicità, ha fatto al servizio pubblico. E la Rai come azienda ha dovuto confrontarsi sul mercato, appiettendo la prorpia offerta.
La cultura, come il programma Palcoscenico della Milella, è relegata alle 2.00 di notte. C'è, soprattutto sul satellite, ma l'offerta dovrebbe ampliarsi alle reti generaliste. Per la vicedirettrice di Raidue “cultura è soprattutto questione di stile, buon gusto, finezza che dovrebbe conraddistinguere tutti gli spettacoli. Se il pubblico è scontento dovrebbe farsi sentire come chi ha protestato contro Corona a Venosa di Potenza, non mugugnare o stare in silenzio. Bisogna reintrodurre l'indice di gradimento”.
E alla fine il gioco della torre: cosa tenere e cosa buttare della tv. Giovanna Milella butta “La vita in diretta”, l'antesignana di tante trasmissioni pomeridiane, “in cui non si distingue un'etica. Mentre bisogna sempre usare un certo tono”. Michele Mirabella getta i programmi della De Filippi, “anzi per contrappasso glieli faccio condurre ventiquattr'ore su ventiquattro”. Entrambi concordano sull'importanza delle trasmissioni in diretta, che restituiscono la tv alla sua missione di finestra sulla realtà per raccontare l'Italia e l'attualità. E la Milella lancia una proposta sulla scia degli omicidi di mafia in Germania: organizzare una manifestazione perchè le donne della mafia facciano cessare questa cultura di morte. “La tv in questi cinquant'anni è sempre servita a unire gli italiani attorno alle questioni che interessano tutti. Questa la sua grande forza costruttiva”.
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