Scuole di giornalismo: beato chi ci entra
a cura di Cecilia Benzoni
«Per chi non ha santi in paradiso la scuola di giornalismo è l'unica soluzione».
Parola di Ilaria Iacoviello, 28 anni giornalista di Sky24. Prima di tentare il test per le scuole di Perugia e di Urbino era già pubblicista, aveva collaborato con Il Resto del Carlino di Ravenna e a Il Messaggero di Roma scriveva nella cronaca giudiziaria. «È stata quell'esperienza a formarmi. Non tanto la scuola. Certo l'Ifg, mi ha dato più consapevolezza dei miei mezzi, ma l'esperienza che fai quando lavori tutti i giorni in un'azienda come praticante la scuola non può dartela».
Tanti giovani e meno giovani che tentano di entrare nelle scuole dell'Ordine hanno alle spalle molte esperienze nel giornalismo. Su sette intervistati solo una ragazza non aveva mai collaborato con testate almeno locali. E di solito ognuno ha avuto più di un'esperienza lavorativa. E allora perché inseguire i test annuali o biennali e restare sui banchi due anni se ci si forma sul campo? Molto candidamente Ilaria ci risponde che se non avesse fatto la scuola non avrebbe fatto quello stage a Sky che l'ha portata alla sua attuale occupazione. Anche Luigi Benelli, 27 anni giornalista, che già da pubblicista collaborava con Il Messaggero, non nasconde i vantaggi della faccenda. Tanti stage interessanti e il tesserino con cui potrà ottenere un contratto migliore. Però se come molti ha scelto la scuola di Urbino l'ha fatto per la sua ottima fama, «per poter entrare con serietà nel mondo del giornalismo». E a volte questa serietà manca in altri percorsi. Il praticantato, concesso sempre più raramente dalle testate, spesso è riservato a chi ha «una mamma o un papà giornalisti, uno zio vescovo, un amico politico» piuttosto che un titolo di studi adeguato. E così Sciltian Gastaldi, 34, Guido Maurino, 28 e Paolo Russo, 26 anni scelsero Urbino perché avevano riposto le loro speranze in una scuola dove potessero far valere i loro meriti e cercare di trovare uno spazio per sé in una professione così chiusa.
Se da un lato gli Ifg sono un meccanismo per l'entrata, dall'altro non bisogna sottovalutare l'ottima occasione di formazione. Alice Monni, 26 anni, giornalista presso l'agenzia di stampa Apcom, dice che la scuola le ha dato una formazione che i suoi studi precedenti e il praticantato non avrebbero mai potuto darle. Anche Leila Ben Salah, 30 anni, responsabile ufficio stampa della Provincia di Ancona, loda quella preparazione di giornalista multimediale che la scuola le ha fornito, grazie a cui si sente una professionista a tutto tondo.
Dell'Ifg di Urbino sono tutti soddisfatti e lo consigliano soprattutto per avere più risorse e strumenti per misurarsi con un mondo del lavoro difficile se non ostile. Si deve innanzitutto tenere in conto la precarietà che il tesserino, purtroppo, non sconfigge. Nessuno degli intervistati a due anni dall'uscita dalla scuola è stato ancora assunto a tempo indeterminato, alcuni hanno contratti pluriennali, altri solo collaborazioni.
In secondo luogo non bisogna scoraggiarsi per la durata dell'iter degli studi. Una laurea certo è necessaria, però forse l'Ordine dei Giornalisti dovrebbe ripensare l'assurdità di costringere i neolaureati a ottenere una laurea specialistica per poter accedere alle scuole, mentre per un praticante non è obbligatorio neppure il diploma. Luigi consiglia di crederci, anche e soprattutto perché la professione è molto satura. Bisogna «essere spinti dalla passione anche perché l'ambiente può non essere dei migliori». Ilaria suggerisce di guardare la situazione com'è. Se si è convinti della propria vocazione bisogna insistere, ma «farsi furbi e non andare a bussare in posti che non apriranno mai la porta». E se Sciltian, deluso dall'Italietta delle raccomandazioni, a Toronto ha trovato lo spazio che meritava, Alice crede che si possa “sopravvivere” anche facendo la giornalista nel nostro paese. «Il segreto è mostrarsi disponibili e flessibili nel lavoro e con i colleghi. E poi studiare e tenersi aggiornati, per stare sempre sul pezzo e non farsi cogliere impreparati».




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Ciao!
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