Il servizio pubblico che piace
Interno giorno, Vaticano. Paolo VI decide di mostrare alle telecamere alcune stanze. La rete Uno si organizza con mezzi potenti, col fior fiore di tecnici, cameramen, elettricisti. Il papa si avvicina a un cameraman intento a sistemare la telecamera, si fa illustrare il funzionamento della macchina e fa domande sulle luci, sulle riprese...e poi gli chiede: “Ma io, cosa devo fare?” e il cameraman: “Santità, si mettà lì e faccia finta di pregare”. Se anche Dio in terra deve far finta di essere Dio, capiamo quali potenzialità ha la tv. Con questo e altri aneddoti Michele Mirabella ha spiegato ieri sera presso il cortile del Palazzo Mazzolari Mosca la capacità insieme entusiamante e devastante della televisione di farci assomigliare a qualcosa che contiene. Con il pericolo che gli stilemi e gli pseudovalori della tv diventino stili di vita e valori all'insegna del fatuo per gli spettatori , traducendosi in comportamenti elettorali della stessa specie. Il popolare giornalista conduttore, Giovanna Milella, vicedirettrice di Raidue e Roberto Cuillo, direttore del dipartimento informazione DS, hanno discusso ieri sul tema Il servizio pubblico che ci piace”. L'evento ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e la platea vivace ha riso, applaudito e ascoltato con attenzione il dibattito.
Si parla di come si è abbassata negli ultimi dieci, ventanni la qualità della televisione. Per la Milella questo è coinciso con il cambio di alcuni direttori Rai competenti e capaci di ascoltare la società, come Tantillo e Guglielmi, e sono state messe persone che non hanno questa sensibilità che a loro volta hanno scelto autori di basso profilo. “Si vedano i talkshow del pomeriggio, dove si concentra il nulla. Mi faccio il lifting o no? Lo tradisco o no?” e non si dà spazio a dibattiti approfonditi interessanti anche per i giovani, con temi come le lauree brevi, gli stage, i contratti di formazione”. Mirabella ricorda che “tutti dicono peste corna della tv, ma poi sono in milioni che la scelgono”. Un po' come la DC, tutti si lamentavano ma nel segreto dell'urna la votavano. La televisione è un fatto culturale gigantesco, antropologico, non solo una trovata. Gli intellettuali all'epoca della sua nascita non lo capirono e criticarono gli sceneggiati di Borghi e Maiano, o i mezzibusti, “ma quei mezzibusti lo sapevano l'italiano. Prima li troncarono ed ora li rimpiangono”.
In questo processo di degrado c'entra il cambiamento di assetto della tv negli anni '80 e la concorrenza sleale che la tv commerciale, fomentata dalla pubblicità, ha fatto al servizio pubblico. E la Rai come azienda ha dovuto confrontarsi sul mercato, appiettendo la prorpia offerta.
La cultura, come il programma Palcoscenico della Milella, è relegata alle 2.00 di notte. C'è, soprattutto sul satellite, ma l'offerta dovrebbe ampliarsi alle reti generaliste. Per la vicedirettrice di Raidue “cultura è soprattutto questione di stile, buon gusto, finezza che dovrebbe conraddistinguere tutti gli spettacoli. Se il pubblico è scontento dovrebbe farsi sentire come chi ha protestato contro Corona a Venosa di Potenza, non mugugnare o stare in silenzio. Bisogna reintrodurre l'indice di gradimento”.
E alla fine il gioco della torre: cosa tenere e cosa buttare della tv. Giovanna Milella butta “La vita in diretta”, l'antesignana di tante trasmissioni pomeridiane, “in cui non si distingue un'etica. Mentre bisogna sempre usare un certo tono”. Michele Mirabella getta i programmi della De Filippi, “anzi per contrappasso glieli faccio condurre ventiquattr'ore su ventiquattro”. Entrambi concordano sull'importanza delle trasmissioni in diretta, che restituiscono la tv alla sua missione di finestra sulla realtà per raccontare l'Italia e l'attualità. E la Milella lancia una proposta sulla scia degli omicidi di mafia in Germania: organizzare una manifestazione perchè le donne della mafia facciano cessare questa cultura di morte. “La tv in questi cinquant'anni è sempre servita a unire gli italiani attorno alle questioni che interessano tutti. Questa la sua grande forza costruttiva”.




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