venerdì, settembre 07, 2007

Gli imbroglioni


Nella notte delle elezioni politiche del 10 aprile 2006 il flusso di dati sull'andamento dei voti si blocca tre volte. Tre interruzioni che secondo Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio corrispondono a tre attacchi al sistema di sicurezza informatico del Viminale. L'ipotesi del film-inchiesta “Uccidete la democrazia” trova nuove conferme nel recente seguito “Gli imbroglioni”, proiettato in piazzale Olivieri alla presenza di Cremagnani.
A vigilare sulla sicurezza del sistema informatico del Ministero degli Interni fu chiamata Telecom, che fornì l'esperienza del capo della sua security, Giuliano Tavaroli, venuto poi alla ribalta delle cronache giudiziarie per aver costituito un servizio segreto parallelo dentro la sua azienda. Il gruppo di “esperti” che effettuò il sopralluogo al Viminale era proprio in quei giorni indagato per il Laziogate con l'accusa di essere penetrati nel sistema dell'anagrafe per condizionare i risultati delle elezioni amministrative di Roma. La tesi del film-inchiesta è che il sistema elettorale abbia subito degli attacchi hacker dal suo interno, attacchi che avrebbero potuto cambiare completamente l'esito del voto. Ma il sorpasso non c'è stato. Anche se il ministro degli interni Pisanu andò a palazzo Grazioli a congratularsi con l'allora Presidente del Consiglio per la rielezione. Come se fosse sicuro che il ribaltamento sarebbe arrivato.
La settimana che seguì la risicata vittoria del Centrosinistra fu travagliata. Dati falsi sulle schede contestate alla Camera, 43.028, e al senato, 39.822, invece che poche centinaia, diedero adito alle proteste di Berlusconi che arrivò persino a sottoporre a Ciampi un decreto legge per sospendere il risultato delle elezioni. Il presidente della repubblica non firmò. “Anche se Berlusconi ha usato un software ma non le armi per tentare di rovesciare i risultati elettorali come si può chiamare questo se non golpe?” si chiede Diliberto nel film.
La cassazione che a 20 giorni dal voto avrebbe dovuto proclamare i dati ufficiali, non lo ha ancora fatto, dopo quasi un anno e mezzo. Ci sono incongruenze e diversi verbali mancanti, non esiste un risultato ufficiale: a tutti gli effetti quello di Prodi è ancora un governo provvisorio. E nessun riconteggio sarà fatto, non è previsto dalla Costituzione. Amato dopo alcuni mesi dichiarò che per le elezioni è meglio usare i vecchi metodi di voto e conteggio. Forse un'inchiesta interna è stata fatta, ma si è preferito tacere i risultati al pubblico.
Cremagnani si è detto deluso dal Centrosinistra che non è andato in fondo alla questione, anche se ha ricevuto la solidarietà di alcuni esponenti del parlamento e di moltissime persone comuni. Tant'è che il dvd sta andando benissimo, ha già venduto 70.000 copie.
“Le nostre indagini continuano”, ha detto il giornalista, “ci sono ancora lati oscuri da chiarire. Speriamo che questo non diventi l'ennesimo segreto italiano.

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