venerdì, agosto 24, 2007

Well[e]s experiment: la Guerra dei Mondi”

Da un buco nero nell'ammasso gassoso intergalattico del Perseo un suono grave e potente si propaga nell'universo con la forza di 100 milioni di supernove. L'onda è captata dal Grande Orecchio, il radiotelescopio di Portorico e ben presto si diffonde attraverso le antenne nei tubi catodici dei televisori rendendo ogni abitante terrestre inerte. Questa la trama diWell[e]s experiment: la Guerra dei Mondi versione filmica dell'omonima videoinstallazione sonora del 2005, proiettata ieri sera nel Cortile dei Musei Civici alla presenza degli autori. Roberto Vecchiarelli, ideatore del concept, ha trasposto in formato televisivo la famosa trasmissione radiofonica della CBS condotta da Orson Welles nel 1938, perchè conscio della potenza e della capacità pervasiva di questo medium di «inondarci di immagini a forte carica emotiva, come lo tsunami o la caduta delle torri gemelle, senza spiegarci quello che accade nel mondo, ma sempre alludendo e illudendo».

In questa rappresentazione lo schermo si spezza in quattro frame per restituire la discontinuità del'originaria videoinstallazione e le immagini si fondono e si scontrano coi suoni. Come spiega Eugenio Giordani del Laboratorio Elettronico di Musica Sperimentale del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro ( LEMS ) il mix di suoni concreti e sintetici nel film non costituisce una colonna sonora strutturata ma è multifunzionale: commenta, sottolinea, strania le immagini.

Il mondo raccontato dal film
non è più popolato da uomini ma da ombre che li sostituiscono. La voce narrante di un sopravvissuto denuncia la manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa: il flusso di immagini che proviene dalla schermi converte la realtà in un mondo fittizio in cui realtà e finzione si confondono. Il telespettatore è sopraffatto dal mondo illusorio e autoreferenziale di una televisione che non interpreta la realtà, ma ne crea una propria.


Non c'è un lieto fine, ma il monito di essere vigili perché «le menti distratte sono assorbite, gli eventi diventano immagini e le persone perdono l'umanità senza accorgersene riducendosi a larve che vivono in un corpo pietrificato».


Intervista a Roberto Vecchiarelli e Eugenio Giordani

Il film proiettato stasera è a cura del gruppo Quatermass, di che si tratta?
Sono professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo e ho coinvolto alcuni studenti ed ex-studenti in questo gruppo che non si occupa soltanto, come potrebbe suggerire il nome, di fantascienza (The Quatermass Experiment è una nota serie di fantascienza trasmessa negli anni '50 dalla BBC, n.d.r), ma più ampiamente di arti visive. Abbiamo curato un'istallazione sul tema del manicomio che sarà presentata anche alla Festa dell'Unità.

Il flusso di immagini dei quattro frame che spezzano lo schermo è accompagnato da una non-colonna sonora. È la stessa del percorso nella videoistallazione?
Sì, i suoni riprodotti nei tre ambienti della videoistallazione presso la Pescheria di Pesaro sono stati messi in sequenza nei tre capitoli del film. Se prima c'era molta più casualità nell'ascolto dovuta all'allestimento e alle innumerevoli possibilità di fruizione individuale, nel film c'è uno studio molto più attento del suono.

Il film legge e reinterpreta la trasmissione del 1938 a opera di Orson Welles, denunciando il tema del potere dei mass media che ci invadono come alieni e ci alienano, ci ingannano...
Sì, ma anche Welles era conscio di questo potere e alla fine della trasmissione dice agli ascoltatori di stare attenti a tutto quello che sentono e, di non credere a tutto quello che passa per radio.

Welles aveva studiato teatro e recitato, si interessava di radio e televisione e di cinema naturalmente. Possedeva un'educazione ai media fuori dal comune. Come possono invece i cittadini comuni resistere ai flussi che provengono dai mezzi di comunicazione di massa?
Sicuramente dovrebbero sviluppare degli strumenti di critica, essere meno passivi. Brecht diceva che se i telespettatori conoscessero le regole del gioco come gli spettatori degli sport sarebbero molto più coscienti e capirebbero quando una partita è leale o truccata. Molti spettacoli televisivi oggi invece sono modellati sul talk show che non informa ma distorce, con molta insistenza sull'immagine e sull'emotività. Ad esempio le imagini dell'11 settembre 2001, o delle torture in Iraq vengono ripetute in continuazione, si tramutano in icone e perdono il significato originario.


Intervista a Giorgio Donini, prof. presso l'Istituto del Libro e L'ISIA di Urbino.

Che reazione ha avuto di fronte al film appena proiettato?
Straordinario, nelle immagini, nel sonoro. È un dramma moderno che andrebbe proiettato in Piazza del Popolo, non solo in questa piccola piazza: dovrebbero vederlo tutti, insegna una lezione importantissima sui media di cui moltissimi, ahimè, hanno bisogno.

E in effetti il film solleva anche il tema dell'educazione ai media. Come possono i cittadini difendersi dal flusso dei messaggi dei mass media e cosa possono fare lo Stato e la società civile?
Dirò delle banalità, ma bisogna ripartire da zero. Serve un demiurgo che crei una nuova politica, società civile, scuola...Per fare capire ai miei allievi la capacità di imbonimento e persuasione dei media proietto sempre ad ogni prima leziome Quarto potere di Welles. Purtroppo spesso mi trovo davanti a un'utenza scolastica televisiva e questo, temo, sarà l'andamento nei prossimi anni: pochi insegnanti e molti schermi, lezioni non in più in presenza, semplicemente scaricate e digerite senza consapevolezza e criticità.


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